28 Novembre 2017

Istat, cala la fiducia: timori per lo shopping di Natale

di MARCO VALSECCHI MILANO – Il passo indietro non allarma, ma non lascia nemmeno troppo sereni. Soprattutto dal punto di vista del commercio, con la stagione natalizia ormai alle porte. Dopo cinque mesi consecutivi in progresso, a novembre la fiducia torna a calare in Italia, scendendo a 114,3 per quanto riguarda le famiglie e a 108,9 per le aziende. A rilevarlo è l’ Istat, che un mese fa aveva posizionato gli stessi umori rispettivamente a quota 116 e 109,1. Le prime a mostrare preoccupazione sono le associazioni dei consumatori. Di «pessima notizia» parla Carlo Rienzi, presidente del Codacons, paventando il rischio che possa spingere gli italiani a «ridurre la spesa e rimandare gli acquisti al futuro». Massimiliano Dona, per l’ Unione Nazionale Consumatori, rileva che «le componenti che più influivano sui consumi, come quelle sulla situazione economica della famiglia, restavano negative o altalenanti». Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione, seppure con intensità diverse: quella economica e quella futura registrano un calo più deciso (da 143,3 a 139,2 e da 121,6 a 119,8) mentre il deterioramento è più contenuto per la componente personale (da 105,9 a 105,7) e corrente (da 111,5 a 110,1). Nel dettaglio, peggiorano le aspettative e i giudizi sulla situazione economica del Paese. Mentre rispetto alla situazione economica della famiglia peggiorano i giudizi e crescono le aspettative. Maggiore pessimismo si osserva poi in relazione alla disoccupazione. «Un pessimismo su cui, a nostro avviso, pesa lo stallo della politica, particolarmente evidente questo novembre», sintetizza Confesercenti, augurandosi a sua volta che questo «non incida sul Natale». Confcommercio, dal canto suo, segnala che «le famiglie sembrano avvertire la possibilità di un’ attenuazione della Shopping natalizio nel centro si una città ripresa nei prossimi mesi con effetti negativi sull’ occupazione e sul reddito, fattore che non è certo di buon auspicio per i prossimi mesi». Lo stesso presidente Carlo Sangalli, a margine di un evento a Milano, sottolinea d’ altra parte che la ripresa si mostra ancora “lenta e parziale.” Venendo alle aziende, l’ Istat rileva come i segnali colti a novembre siano “eterogenei”, con l’ umore del manifatturiero che rimane stabile e quelli di costruzioni e servizi che crescono. A calare è proprio il commercio, con le scorte viste in accumulo e i dettaglianti che si mostrano poco positivi sia rispetto alle vendite correnti sia sia riguardo a quelle future. «I livelli del morale restano coe renti con una prosecuzione dell’ espansione dell’ attività economica anche nei prossimi mesi, particolarmente dal lato delle imprese», tranquillizza ad ogni modo Paolo Mame li, senior conomist della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, definendo «in qualche modo fisiologica» la correzione giunta «dopo una lunga striscia positiva». Secondo gli analisti dell’ istituto di credito. L’ unico rischio in un orizzonte di 3-6 mesi per la crescita del Pil resta dunque «l’ incertezza politica in vista delle prossime elezioni generali». Un rischio che, secondo Mameli, «appare gestibile se, come pensiamo, il ciclo economico su scala globale ed europea si confermerà espansivo».

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