28 Giugno 2011

Istat: buste paga ferme a maggio

Istat: buste paga ferme a maggio
 

ROMA Gli stipendi restano fermi al palo. Con il 34,7% dei dipendenti in attesa di rinnovo del contratto. E’ quanto emerge dagli ultimi dati Istat sulle retribuzioni contrattuali orarie. Numeri che si riflettono anche su base annua, con le buste paga che in 12 mesi crescono dell’ 1,8%, un aumento troppo debole per agganciare l’ inflazione, salita nello stesso periodo del 2,6%. Un divario così forte tra l’ andamento degli stipendi e quello del caro vita non si vedeva da oltre tre anni, ovvero dal gennaio del 2008. Negli ultimi dodici mesi, ad aver fatto registrare i maggiori balzi in avanti sono stati il settore tessili, abbigliamento e lavorazione pelli, con un più 4,1%; militari e difesa (+4%); forze dell’ ordine (+3,7%) e attività dei vigili del fuoco (+3,4%). Ministeri, scuola, regioni ed autonomie locali, oltre che il servizio sanitario nazionale, con un modesto più 0,3% sono invece i comparti dove si sono avuti aumenti decisamente più contenuti. Quanto al futuro, l’ Istat stima che l’ indice delle retribuzioni proiettato per tutto l’ anno, stando alle disposizioni definite dai contratti in vigore a maggio, registrerebbe nel 2011 un aumento dell’ 1,8%. Per ora si contano 36 accordi scaduti, corrispondenti a 4,5 milioni di dipendenti, il 34,7% del totale, in diminuzione sia rispetto al mese precedente (36,7%) sia rispetto a maggio dell’ anno precedente (36,4%). Prosegue, invece, l’ allungamento dei tempi di attesa per il rinnovo: in media, se si è in scadenza, bisogna aspettare 17 mesi, mentre un anno fa "bastavano" 11 mesi. I tempi medi calcolati sul totale dei dipendenti sono 5,9 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (4 mesi). Restando sul fronte dei contratti, quelli per la parte economica, corrispondono al 65,3% degli occupati dipendenti e al 60% del monte retributivo osservato. In particolare, nel privato è in vigore l’ 81,8% dei contratti monitorati con quote molto differenziate: la copertura è totale per il settore agricolo, 94,6% per l’ industria e 67,6% per i servizi. Mentre a partire da gennaio 2010, tutti i contratti della pubblica amministrazione sono scaduti a causa del blocco delle procedure relative al triennio 2010 e 2012. Per il Codacons, i dati Istat confermano che «fino a che le retribuzioni continueranno a perdere potere d’ acquisto, è di tutta evidenza che i consumi continueranno a crollare – si legge in una nota – Sarebbe una scelta sciagurata quella di congelare per un anno il contratto dei pubblici dipendenti».
 

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