29 Gennaio 2020

Istat, a gennaio migliora la fiducia dei consumatori ma cala per le imprese

A gennaio l’ Istat stima un miglioramento dell’ indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,8 a 111,8), mentre l’ indice composito del clima di fiducia delle imprese registra un calo (da 100,7 a 99,2). Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori mostrano una tendenza al rialzo: il clima economico registra un incremento da 120,9 a 123,8, il clima personale cresce da 106,8 a 108,4, il clima corrente aumenta da 108,8 a 110,7 e quello futuro passa da 112,3 a 114,7. Con riferimento alle imprese, nell’ industria si registra un complessivo miglioramento mentre per i servizi emergono segnali di incertezza. In particolare, nel settore manifatturiero l’ indice aumenta da 99,3 a 99,9 e cresce in modo deciso nelle costruzioni (da 140,1 a 142,7); nei servizi la fiducia diminuisce (l’ indice passa da 102,2 a 99,5), così come nel commercio al dettaglio, dove l’ indice cala da 110,6 a 106,6. Per quanto attiene alle componenti dell’ indice di fiducia, nell’ industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le aspettative di produzione mentre le scorte di prodotti finiti sono giudicate in accumulo. Nelle costruzioni, l’ evoluzione positiva dell’ indice è trainata dal miglioramento delle attese sull’ occupazione. Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio il calo dell’ indice riflette una dinamica negativa di tutte le componenti. In quest’ ultimo comparto, si assiste a un diffuso peggioramento dei giudizi sulle vendite in entrambi i circuiti distributivi analizzati (grande distribuzione e distribuzione tradizionale), mentre le relative aspettative sono in calo solo nella grande distribuzione. “Ottima notizia. Dopo la risalita di dicembre, prosegue l’ andamento positivo della fiducia dei consumatori e non si interrompe la luna di miele con il governo”, ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Gli italiani, che a novembre avevano bocciato la manovra del governo, ora sembrano valutare positivamente gli effetti che potranno avere in futuro le misure decise dall’ esecutivo, come dimostrano i dati delle attese sulla situazione economica italiana e della famiglia, che migliorano, rispettivamente, da -29,6 a -26,7 e da -9,9 a -7,2. Il governo, però, deve stare molto attento a non deludere le aspettative degli italiani, perché il giudizio sulla situazione attuale è peggiorato, sia per l’ Italia, da -60,5 a -60,8, sia per la famiglia, da -22,1 a -22,9”, ha concluso Dona. La ripresa della fiducia dei consumatori a gennaio è una buona notizia anche per il Codacons, ma preoccupa il calo dell’ indice per le imprese. “La fiducia delle famiglie in crescita in tutte le sue componenti è un segnale importante che fan ben sperare, specie sul fronte dei consumi futuri, perché ad una maggiore fiducia dei cittadini corrisponde una più elevata propensione alla spesa nel breve termine”, ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi. “Preoccupano invece i dati rilevati dall’ Istat per le imprese, che risentono in modo particolare del peggioramento delle aspettative nel settore del commercio, dove giudizi e attese sulle vendite sono assolutamente negativi, a dimostrazione della crisi che attanaglia il commercio in Italia e che deve essere affrontata al più presto”. Nel primo mese dell’ anno i segnali non univoci provenienti dal sentiment di famiglie e imprese confermano il permanere di una situazione di profonda incertezza, a detta dell’ Ufficio Studi di Confcommercio. La moderata tendenza al recupero sul versante famiglie, forse legata ad aspettative di riduzione del carico fiscale, non si è ancora tradotta in comportamenti di consumo meno stagnanti. Di conseguenza, anche alla luce di deludenti esperienze passate, ciò potrebbe aver determinato per molte imprese dei servizi fortemente dipendenti dalla domanda interna un peggioramento del clima. Lo stesso recupero registrato dal manifatturiero non si presenta senza incognite. Il quadro internazionale, già debole, ha osservato ancora l’ Ufficio Studi di Confcommercio, rischia di subire un ulteriore deterioramento per gli effetti della crisi sanitaria originatasi in Cina. I servizi turistici ne sono stati già colpiti, e la percezione presso gli operatori potrebbe peggiorare fortemente tenendo conto che al 21 gennaio, momento di chiusura dell’ indagine, non erano mediaticamente apprezzabili le potenziali dimensioni del problema.

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