25 Maggio 2008

Istanza di grazia per Anna Maria Franzoni

Nel giorno in cui scompare il capannello di giornalisti davanti al carcere di Bologna e di conseguenza il blocco di poliziotti disposto ad hoc, per Annamaria Franzoni, condannata definitivamente a 16 anni per l` omicidio del figlio Samuele e al suo terzo giorno alla Dozza, resta la disperazione. Unico conforto i suoi bambini, la memoria di Samuele e il marito. Anche per loro probabilmente non esclude la possibilità di chiedere la grazia.La donna l`ha detto a Giancarlo Mazzuca, parlamentare Pdl ed ex direttore editoriale del `Quotidiano nazionale`, che l`ha incontrata durante l`ora d`aria. “Ci stiamo pensando“, si è limitata a rispondere la Franzoni, sull`onda dell`appello lanciato dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che ha ufficialmente presentato, venerdì, al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l`istanza per la concessione della grazia ad Annamaria Franzoni. “Ho chiesto al Capo dello Stato un atto di giustizia, di pietà e umanità per una donna, distrutta,al di là della sua colpevolezza o meno, dopo la morte del piccolo Samuele, e soprattutto per i suoi due bambini, privati dell`affetto della loro mamma“. E il Codacons ha aggiunto: “La grazia va bene, ma sia estesa a tutte le mamme in carcere“.Mazzuca ha riferito che Anna Maria Franzoni le è apparsa “fragile, pallidissima e senza più speranze“. Intatta però la sua rabbia contro i giornalisti che, a suo avviso secondo quanto ha riferito Mazzuca, “colpendo me hanno colpito anche i miei figli, Davide e Gioele; e mio marito Stefano ora è un uomo distrutto. Come me“. Apprezzamento, invece, per il personale della Dozza, definito dalla donna “gente meravigliosa“.Ma proprio gli agenti della casa circondariale di Bologna sembrano dividersi sul trattamento alla mamma di Cogne. Da un lato l`Ugl, dall`altro la Cgil. A bacchettare la direzione dell`istituto di pena per la “corsia preferenziale“ concessa a marito e suocero della Franzoni che l`altro ieri le hanno fatto visita per la prima volta è stato Flavio Menna, segretario provinciale del sindacato di destra, che avrebbe raccolto le lamentele di decine di agenti. Per l`Ugl il colloquio è avvenuto con modalità “non irregolari ma inusuali“. Sott`accusa, in particolare, la durata delle visite, quasi il triplo dei sessanta minuti regolamentari; l`ingresso consentito dal varco del personale anziché da quello riservato ai familiari, generalmente sottoposti a perquisizione; il numero delle persone ammesse al colloquio. Oltre a marito e suocero e all`avvocato Paola Savio, Annamaria ha visto anche i figli Davide e Gioele, fatti entrare “alla chetichella“. Critiche smorzate da Renato Cistaro della Cgil: “Non mi risulta alcuna lamentela da parte degli agenti“, ha premesso l`ispettore. Poi la spiegazione: “Non c`è stata alcuna preferenza: è il dpr 230/2000 che prevede regole per i colloqui ma anche le deroghe per motivi di sicurezza o privacy che, se richieste espressamente dai parenti, devono e possono essere autorizzate dalla direzione del carcere“. Ma l`Ugl ha precisato che il suo non è un attacco personale alla madre di Cogne, ma solo un allarme contro il rischio che un eventuale trattamento di favore alla detenuta `eccellente` possa innescare il risentimento delle recluse.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this