«Irregolarità e violazioni diffuse» Bufera sui Consorzi “mangiasoldi”
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fonte:
- La Sicilia.it
CATANIA. L’indagine ispettiva della Regione ha messo
nero su bianco «diffuse irregolarità amministrative
» e «anomalie nelle modalità di conferimento di
incarichi». E poi – a prescindere dagli esiti amministrativi
ed eventualmente penali di questo iter – c’è
un percorso già incardinato dalla Finanziaria regionale
e da alcuni atti che l’assessorato all’Agricoltura
ha prodotto: commissariamento degli enti, successivo
scioglimento e direttiva per la riorganizzazione.
Insomma, da qualsiasi angolatura la si guardi,
la sorte degli 11 Consorzi di ripopolamento ittico
della Sicilia sembra segnata: saranno “rottamati”,
per dar vita a quattro nuovi enti con un taglio di
centinaia di poltrone (e di indennità) fra presidenti,
Consigli d’amministrazione, Assemblee dei soci,
segretari, consulenti e via sprecando. Giorni contati
per i Consorzi Golfo di Castellammare, Golfo di Catania,
Golfo di Patti, Agrigento 1, Eolie, Golfo di Gela,
Golfo di Siracusa, Nebrodi, Peloritani-Jonici, Taormina
e Villafranca-Pace del Mela.
Dal “mare magnum” degli sprechi siciliani sta
dunque per fuoriuscire qualche goccia di risparmio.
Gli 11 Consorzi di ripopolamento ittico disseminati
lungo le coste (e fino a qualche anno fa anche abbarbicati
sulle montagne) dell’Isola. Enti mangiasoldi
che – come abbiamo documentato in un’inchiesta
pubblicata su La Sicilia lo scorso 12 marzo – costati
decine di milioni negli ultimi anni: in media 3,5
l’anno, fra contributi regionali (1,2 milioni solo nel
2011) e quote versate da Province, Comuni e Camere
di Commercio associate. Soldi buttati a mare nel
verso senso della parole, perché nella maggior parte
dei casi l’attività istituzionale è praticamente
nulla da almeno tre anni. E così la mission di questi
consorzi – che dovevano moltiplicare i pesci ma
hanno centuplicato soltanto gli sprechi – è rimasta
soltanto sulla carta: ripopolamento delle specie ittiche
tipiche, sostegno alle imprese, attività di ricerca
e formazione, marketing territoriale, orientamento,
formazione e creazione di imprese. Tutti
obiettivi lodevoli, se non fosse che non sono stati
quasi mai ottenuti – e talvolta nemmeno perseguiti
– nei fatti. L’unico elemento comune a tutti i consorzi
è stato l’enorme costo per le indennità. Gli 11
presidenti sono stati a lungo equiparati ai presidenti
delle rispettive Province: le indennità lorde, nel
2008, oscillavano fra i 46.853 e i 63.167 euro; il 50%
per i vicepresidenti, a cui si aggiungevano quasi
3.500 euro per ognuno dei componenti il Cda (tre
consiglieri oltre il presidente e il vice, più due nominati
dell’assessorato), a cui si aggiungono i “gettoni”
dei membri dell’assemblea (quattro per ogni Comune
o ente socio del consorzio, per arrivare a decine
di componenti per ogni consorzio). Senza considerare
consulenze (da 4mila a 5mila per ogni revisore
dei conti), incarichi e consulenze varie.
Ma ora le carte sono sul tavolo dell’assessore Elio
D’Antrassi. La commissione ispettiva istituita il 15
febbraio ha consegnato già da qualche settimana un
corposo dossier sui consorzi di ripopolamento ittico.
Denunciando «diffuse irregolarità amministrative
» e nella fattispecie «anomalie nelle modalità di
conferimento degli incarichi». Nessun caso di assunzioni
facili, ma i tre “007” dell’assessore D’Antrassi
hanno scovato «irregolarità e vizi procedurali» soprattutto
nelle consulenze per ruoli non previsti dagli
statuti consortili e talvolta negli incarichi a segretari
degli enti. Le carte passate al setaccio hanno dimostrato
come i vertici dei consorzi avessero una
sorta di idem sentire nella scelta delle somme da attribuire
e nel “copia e incolla” nelle delibere di conferimento.
Ma adesso sarà l’assessorato a stabilire il
da farsi, compresa la scelta di segnalare alcuni abusi
alla magistratura contabile. Sulle indennità il
dossier certifica che in quasi tutti gli enti controllati
siano «in via di adeguamento» ai parametri fissati
dalla Regione. Su altre potenziali violazioni (spese
per eventi al di fuori dei compiti istituzionali, gestione
di appalti per servizi e contributi vari) la
commissione ispettiva dell’assessorato non ha raccolto
materiale. «Saranno eventualmente i commissari
a vagliare gli atti e a fare luce su altre eventuali
anomalie», dicono nelle stanze dell’assessorato.
Tanto più che la “rottamazione” è già partita.
L’assessore ha già firmato i primi decreti di scioglimento
del Cda e dell’assemblea consortile e di nomina
dei commissari. Alcuni atti sono arrivati a destinazione,
altri saranno inviati in settimana. «Ma
nessuno degli 11 consorzi – assicurano dall’assessorato
– verrà risparmiato: tutti con un commissario
ad acta con il compito di portare
allo chiusura nel più breve
tempo possibile». Tanto
più la Regione sembra al riparo
anche da eventuali contenziosi
con amministratori con
la colla sotto la sedia: il comma
31 dell’articolo 11 della
Finanziaria regionale (una
parte non intaccata dal veto
del commissario dello Stato)
sancisce il “game over” dei
consorzi. Un elemento normativo
che dà forza agli atti di
commissariamento, che nemmeno l’Ars dell’assalto
alla diligenza finanziaria e delle “tabelle H” s’è
sentita di non approvare; anche se in una prima versione
del testo si vociferava di una soppressione tout
court dei consorzi, poi alleggerita nella versione finale
che comunque apre la strada al commissariamento
con il compito di sciogliere gli enti.
Tanto più che c’è già una direttiva di D’Atrassi ai
suoi dirigenti per disegnare la futura mappa degli
enti. Dalle indiscrezioni dovrebbero restare in piedi,
magari cambiando nome, quattro consorzi, suddivisi
per fasce costiere omogenee: uno jonico (da
Messina a Capo Passero), uno mediterraneo (dal
“tacco” dell’Isola fino al Trapanese) e uno tirrenico
(da Mazara a Cefalù) e uno ecolico (fino a Milazzo).
Ma adesso sembra sia davvero finita un’epoca.
Per la gioia di chi – non tanti a dire il vero – in questi
anni si sono battuti contro questo continuo scialacquare
in riva al mare. A partire da Carmelo e Fabio
Micalizzi, padre e figlio, rispettivamente presidente
della Federazione armatori siciliani e dell’Associazione
pescatori marittimi professionali. Fino
a ieri, in un esposto inviato a una lista di istituzioni
assortite (dal premier Monti in giù) giusto per ricordare
che «in Sicilia esistono dei Consorzi di Ripopolamento
Ittico che sono da considerare enti inutili,
costosi e “spreconi”». Anche il Codacons nazionale,
attingendo agli elementi pubblicati da questo
giornale, aveva inviato un esposto alla Procura generale
della Corte dei Conti della Sicilia di «accertare le
modalità con cui sono state impiegate, nel corso degli
anni, dal giorno della istituzione sino ad oggi, le
risorse economiche erogate ai Consorzi di ripopolamento
ittico siciliani; precisare se le delibere e/o iniziative
assunte risultino congrue rispetto al danaro
erogato; infine, se sia stato procurato un danno alla
Regione Sicilia o ad altri Enti pubblici, sanzionare
i responsabili condannandoli al risarcimento dei
danni». Faldoni di carte sprecati? Forse no, perché
l’“abisso” degli sprechi di questi ultimi anni può riservare
ancora altre sorprese.
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