10 Febbraio 2008

Io, rovinato da un… derivato

Io, rovinato da un… derivato
Finti contratti di assicurazione creano debiti sul nulla

Si tratta di finti contratti di assicurazione che creano debiti sul nulla Si chiamano derivati e quasi sempre sono dannosi. Non coinvolgono solo gli enti pubblici ma anche i privati e le piccole aziende rischiando, a volte, di portarle alla rovina. Finti contratti di assicurazione che creano debiti sul nulla. Vere e proprie scommesse tra titolari d`azienda e le banche e… indovinate chi vince. Del “problema Italease“ se ne è parlato spesso: ecco una testimonianza. “18mila euro di debito, così, senza saperlo… “ce li dovete – ci hanno detto – avete firmato“ Come se noi avessimo avuto l`idea di scommettere con una banca su come sarebbero variati i tassi d`interesse di altri paesi nel mondo… pensate che avremmo mai potuto concepire un`idea del genere? Noi che siamo dei tornitori? Siamo gente semplice, noi… gente che lavora tutto il giorno“. E` amaro il racconto dei titolari di questa piccola impresa familiare che lavora nel ramo della meccanica, amaro come la constatazione di quanto sia facile, oggi, cadere in trappole così raffinate da essere irriconoscibili: “Nel gennaio del 2007 abbiamo chiesto un leasing per acquistare un macchinario a controllo numerico – raccontano – e il nostro commercialista ci ha proposto di affidarci all`Italease, una banca specializzata in questo genere di crediti. L`Italease ci ha proposto dei buoni tassi ed abbiamo accettato. E` venuto da noi un rappresentante che, insieme al contratto di leasing ci ha fatto firmare quella che lui ha definito un`assicurazione. L`importo era esattamente identico a quello del bene che chiedevamo di acquistare e, del resto, noi non conosciamo i termini bancari… ci siamo fidati, pensando di assicurarci. In realtà stavamo facendo una scommessa con la banca…“. Come in ogni scommessa che si rispetti, anche in questa erano previsti un vincitore ed un vinto, ma vista la materia, che compete ad uno soltanto dei due, non è difficile immaginare come sia andata in seguito. I derivati funzionano così: nati per compensare variazioni nei tassi di cambio per le aziende che lavorano con l`estero sono diventati, per moltissime banche, “prodotto commerciale“ da smerciare in mille modi ad ignari acquirenti. “A settembre c`è arrivata la prima raccomandata con la richiesta di quattordicimila euro e noi non avevamo idea a che cosa si riferisse – spiegano i titolari – abbiamo chiesto all`agente che si è rifiutato di incontrarci, abbiamo scritto alla sede centrale di Milano che, per tutta risposta, ha aumentato le sue pressioni. Dopo due mesi gli euro di debito erano diventati 18.000“. A quel punto i titolari dell`azienda si sono rivolti al Codacons per ricevere assistenza, ancora ignari di quello che, senza saperlo, avevano firmato: “Il problema riguarda tante piccole aziende – spiega Barbara Pasi del collegio legale del Codacons – e purtroppo la difficoltà maggiore è quella di farle uscire allo scoperto. Chi è caduto in questa o in trappole simili si vergogna molto, si sente ignorante e beffato e, spesso, preferisce pagare che rivolgersi agli avvocati. In realtà la materia è troppo complessa per pensare che un cittadino possa comprenderla prima che sia troppo tardi e le banche hanno giocato d`abilità. Si sono avvalse di una clausola di legge che prevedeva (oggi è cambiata) di poter vendere questi prodotti anche ai privati che si dichiarassero “operatori esperti“ barrando una casella nell`apposito modulo… E` importante sapere, però, che oggi i giudici che si trovano ad affrontare, sempre più spesso, queste situazioni non guardano più strettamente ai termini di legge, peraltro modificati, ma si rifanno, nella sentenza,alla situazione concreta: poteva, un fresatore, avere intenzione di rischiare di indebitarsi per migliaia di auero per scommettere con la banca a cui si stava rivolgendo per chiedere un prestito? La risposta logicamente è no…“. “Quando nel modulo abbiamo visto la casella già barrata di “operatori esperti“ pensavamo si riferisse all`uso del macchinario che stavamo acquistando… – spiegano ancora i titolari dell`azienda – e invece davamo alla banca il modo di vincolarci. Se solo lo avessimo saputo…“. Dal momento in cui l`azienda si è rivolta al Codacons è stata la stessa Italease a chiedere all`azienda di conciliarela somma da versare, proponendo all`azienda di concludere tutto con seimila euro a saldo del debito in questione: “Ma perchè dovremmo versare quei soldi? Il nostro leasing lo paghiamo regolarmente e già con tanta fatica… Perchè dovremmo dare in beneficenza così tanto denaro? E a chi è, certo, più ricco di noi, per di più…“. Per concludere questa storia: “Noi siamo ignoranti e per questo ci hanno convinti – raccontano ancora i titolari – ma è andata ancora peggio al nostro commercialista: lui deve alla stessa banca (a cui si era rivolto per un leasing sull`ufficio) più di centomila euro per lo stesso identico motivo…“.

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