5 Settembre 2019

Io, Ferragni a Venezi a oltre i selfie

LA PROTAGONISTA VENEZIA «Nel mio immediato futuro c’ è la lotta al cyberbullismo: ne sono stata vittima anch’ io, so cosa significhi diventare il bersaglio degli odiatori e voglio impegnarmi in prima persona per aiutare le persone che soffrono per colpa di questi leoni da tastiera», annuncia al Lido Chiara Ferragni, in miniabito rosso e nero Dior, davanti a un plotone di giornalisti che fin dall’ inizio della Mostra aspettavano di incontrarla. E adesso non si vergognano di chiederle un selfie o un autografo. FOTOGRAFIA C’ è poco da fare, in mezzo a tanti divi hollywoodiani e film d’ autore, è lei la vera star di questa 76ma edizione. «Ma andiamo, con i grandi del cinema non c’ è storia, mi pare già un onore grandissimo essere qui», minimizza lei. Ed è inutile alzare il sopracciglio: il docufilm Chiara Ferragni Unposted, diretto da Elisa Amoruso e presentano ieri nella sezione Sconfini in una concitata serata ultra-glamour tra folla urlante e invitati vip, non è soltanto la celebrazione dell’ influencer 32enne e della sua milionaria carriera nella moda, sostenuta da 17 milioni di follower: rappresenta una fotografia attendibile e documentata del mondo di oggi dominato dalla velocità della comunicazione digitale, dall’ esibizionismo, dalla voglia di condivisione, dalla necessità di vivere al massimo delle possibilità. E mentre il Codacons invoca la censura, chiedendo che il film non esca in sala il 17-18-19 settembre («abbiamo una richiesta enorme da parte degli esercenti», rivela Paolo Del Brocco di RaiCinema, coproduttrice) perché la protagonista non sarebbe «un modello educativo virtuoso», Chiara meriterebbe una laurea ad honorem in comunicazione: sicura di sé, senza cedimenti, al Lido inchinato ai suoi piedi ha spiegato la sua filosofia e i suoi successi. Super-positivo, super-importante, super-attraente: questi i termini ricorrenti nel suo lessico che non contempla l’ assenza di perfezione o, peggio, il fallimento. GRAZIE MAMMA «L’ idea di girare il film», ha esordito la bionda imprenditrice digitale di Cremona, «all’ inizio mi spaventava, non volevo lasciare alla regista il potere di raccontarmi: da quando avevo 16 anni sono io e solo io a parlare di me stessa sul web». Chiara dice di dovere tutto alla mamma che fin dalla più tenera età ha alimentato il suo esibizionismo ritraendola ossessivamente in foto e filmini familiari. «Mi ha insegnato ad esprimermi davanti alla cinepresa, mi ha fatto sentire speciale». Nel film si definiscono gli influencer «cartelloni pubblicitari viventi»: sente di esserlo anche lei? «No, la mia partnership con i marchi di moda nasce dalle mie scelte». Ferragni, fiera di essersi fatta da sola come il marito rapper Fedez, al Lido con lei («siamo complementari»), ha girato il documentario per raccontarsi «a 360 gradi» e sfatare i pregiudzi che la riguardano. «La mia vita è stare in mezzo alle persone e quando nessuno credeva in me ho ricevuto sostegno ed energia dai miei follower». Fedez sogna un anno sabbatico lontano dal lavoro… «Io non ne sento il bisogno. Se la pressione si fa troppo forte, mi basta disconnettermi una giornata per ricaricarmi». Gli odiatori accusano i Ferragnez di esibire il loro piccolo Leone, un anno e mezzo: «Ci è venuto naturale visto che condividiamo ogni momento della nostra vita», ribatte Chiara. Privacy? «Comunico tutto di me. Iniziai mossa dal desiderio di trovare amici e dall’ istinto: intuivo il grande potenziale dei miei post». La prospettiva di abolire i like dai social non la spaventa: «Sarà una rivoluzione positiva, sposterà l’ attenzione sui contenuti. E per noi influencer non cambierà niente: i brand continueranno a guardare i numeri che siamo capaci di fare». ORIENTE Ieri dall’ Oriente sono arrivate anche due superstar: Gong Li con Saturday Fiction di Lou Ye (in concorso), intricata spy story alla vigilia dell’ ingresso del Giappone nella Seconda guerra mondiale, e l’ iraniana Golshifteh Farahani, con Un divan à Tunis (Giornate degli autori), riuscita commedia alla Woody Allen di Manele Labidi. Da noi nelle sale nel 2020. Gloria Satta © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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