29 Marzo 2003

«Io, Baronio, il portasfortuna»

LA STORIA / «Colpevole» di indossare la maglia sbagliata, è diventato il bersaglio del presidente. Nemmeno una «X» è bastata a salvarlo



«Io, Baronio, il portasfortuna»


È stato emarginato da Gaucci e dal Perugia per aver scelto il numero 13




Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa. «Ho sbagliato all?inizio della stagione: ho giocato male un paio di partite e, soprattutto, ho scelto il 13 come numero di maglia. Sono peccati mortali?». In assoluto, no. Ma nella squadra che ha come presidente Luciano Gaucci, il Perugia, possono valere una stagione da panchinaro e da capro espiatorio di tutti i mali degli umbri. Questa è la storia, amara e incredibile, del giocatore portasfortuna (secondo Gaucci) del campionato italiano: Roberto Baronio.

IL TALENTINO – Baronio sbarca a Perugia il 3 settembre 2002. È il talentino della Lazio che a Roma, nel girotondo tra Zeman, Zoff, Eriksson e ancora Zoff aveva rischiato di perdersi e che solo a Reggio Calabria, stagione ?99-2000 (in comproprietà), era riuscito a ritrovare il sorriso: 31 partite e 3 gol decisivi per la salvezza della Reggina, un?annata felice chiusa dal titolo europeo con l?Under 21 di Marco Tardelli. «Ricordo la voglia di vincere di quel gruppo meraviglioso. Ricordo i consigli di Tardelli, che mi ha insegnato tanto. Ricordo che Andrea Pirlo ed io eravamo inseparabili. Scherzavamo su tutto: ??Se non bevi d?un fiato il bicchiere di vino, domani perdiamo…??. E l?altro si ingozzava per non correre il rischio! Con Andrea siamo cresciuti insieme ed è rimasto uno dei miei migliori amici».
Perugia, sei mesi fa, sembrava l?isola felice dove ritrovare la prima squadra e la nazionale (una convocazione, il 3 settembre 2000, prima gara della gestione Trapattoni): «Avrei potuto rimanere alla Lazio – diceva Baronio -. Ma ho scelto una squadra che mi permettesse di giocare in mezzo al campo, come piace a me. E poi sentivo di aver bisogno di ritrovare quel calore umano che trovai a Reggio». Oggi è una frase su cui la Gialappa?s potrebbe costruire una puntata di «Mai dire gol». 143 minuti giocati in campionato, una miseria. Il rapporto più stretto, a Perugia, Roberto ce l?ha con la panchina che lo ospita ogni domenica. «Mi ritengo un buon giocatore, non un fenomeno. I fenomeni sono pochi: Nesta, Totti, Del Piero, Cannavaro… Gente che quando arriva in prima squadra, non ne esce più. Ho toccato l?apice con la convocazione in azzurro, poi non sono più riuscito a confermarmi. Non ho mai pensato di essere Maradona, ma sono certo di una cosa: non sono diventato un brocco all?improvviso. Sono incappato in due anni sfortunati, chi mi conosce lo sa. Sembra che Roberto Baronio non sappia più giocare. La verità è un?altra: Roberto Baronio non gioca».


IL NUMERO – All?inizio del campionato nessuno poteva immaginare che la scelta di quel numero di maglia, il 13, sarebbe stata l?inizio della fine. «Mio figlio Mattia è nato il 13 maggio 2002. Il 13 è un numero che per me ha un valore sentimentale, non significa nient?altro. Il presidente Gaucci l?ha sempre detto: il problema è il numero che porta sulla maglia, non Baronio. Come potevo immaginare che fosse così superstizioso? Come potevo prevedere che per questo motivo sarei stato messo fuori squadra? E purtroppo il numero, a stagione cominciata, non si può più cambiare…». Sicuro di non avere altre colpe? «Be?, all?inizio del campionato non ero al massimo della forma e forse ho sbagliato un paio di partite. Poi il presidente se l?è presa con me per quel motivo». Mai cercato un chiarimento? «L?avrei fatto volentieri, ma non sono mai riuscito a parlarci per volontà sua. L?unica volta ci siamo incontrati negli spogliatoi dopo la partita di Coppa Italia contro il Milan». Come è andata? «Mi viene incontro e mi fa: ??Caro Baronio, facciamo finta che non sia mai successo niente. La voglio presto in campo??». Morale? «Non ho più giocato».


LE SOLUZIONI – Ha provato a cambiare numero con un espediente: contro la Reggina, a febbraio, è sceso in campo con la maglia «1×3» anziché «13». Ma non è servito a niente: «È stata un?idea di Gaucci. L?ho fatto volentieri, purché di questa storiaccia non se ne parlasse più, ma purtroppo abbiamo perso. Questa vicenda mi ha distrutto psicologicamente, la verità la sanno solo Gaucci e Cosmi. Io non ne voglio più sentir parlare: penso solo ad allenarmi e spero che finisca presto». Domenica scorsa Baronio ha giocato gli ultimi dieci minuti di Torino-Perugia 2-1. Tutto finito? Macché. Gaucci si è infuriato per la sconfitta, se l?è presa con Cosmi («Non capisco perché non abbia schierato la formazione che aveva battuto la Roma») e con il solito Baronio: «Perché Cosmi l?ha mandato in campo? Non è nemmeno un giocatore di nostra proprietà…». Rose a confronto di quello che il presidente aveva vomitato addosso a Baronio lo scorso dicembre: «Quello è uno sfigato: se entra lui, il Perugia perde. È entrato contro la Roma, e la Roma ha pareggiato; è entrato contro la Juve, e abbiamo perso. Magari è un caso, non so. Oppure è per via del numero 13 sulla maglia. A me quel numero ha sempre portato male: alle corse dei cavalli, persino a cena… Il problema vero è che guadagna un sacco di soldi e non è adatto a giocare in serie A, in una squadra come la mia. Ma questa storia finirà presto: a fine maggio Baronio lascerà il Perugia». Parole pesanti, che avevano provocato l?intervento del Codacons a difesa di un dipendente umiliato dal datore di lavoro e l?imbarazzo di Cosmi: «Non voglio commentare quello che ha detto Gaucci. Il presidente ha fatto un discorso da superstizioso».


IL FUTURO – Rinchiuso insieme a tutta la squadra nel ritiro ordinato da Gaucci dopo la sconfitta con il Torino, Baronio conta i giorni che lo separano dall?addio al Perugia. «Ho bisogno di sentire di nuovo intorno a me la fiducia dei compagni e dell?allenatore, ho bisogno di giocare con continuità». Tornerà alla Lazio, che lo aveva ceduto al Perugia in comproprietà. «Con Mancini ho un ottimo rapporto e il contratto mi scade nel 2006». I consigli migliori continua a darglieli la moglie Ezia: «Allenati bene, mi dice, che il lavoro paga. Sto seminando oggi per raccogliere domani. A Perugia ho fatto il mio dovere dal primo giorno. Ho la coscienza a posto». Il sogno di Roberto Baronio non è un Mondiale: «È giocare a calcio, a prescindere dal numero che ho sulle spalle». Ma per non correre rischi ha deciso che la prossima stagione lo sceglierà la Lazio. Da zero a 100.
P.S. L?intervista a Roberto Baronio è stata realizzata appena prima che Gaucci ordinasse l?ultimo silenzio stampa. Presidente, non infierisca.

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