11 Settembre 2010

Inviato a Venezia Portare sullo schermo il protagonista di un libro di culto è una sfida temibile

Inviato a Venezia Portare sullo schermo il protagonista di un libro di culto è una sfida temibile. Soprattutto se il personaggio in questione è un uomo irriverente, caustico, scontroso e politicamente scorretto come il Barney Panofsky inventato da Mordecai Richler. In pratica l’ ingombrante alter ego dello scrittore canadese, che era un tipo difficile di suo. Richard J. Lewis, il regista della serie «Csi» autore dell’ impresa, lo ammette subito: «Mi sono sentito ogni giorno sotto pressione». Lo spalleggia il produttore Robert Lantos, un vecchio amico di Richler, che ha lavorato al progetto sulla «Versione di Barney» per più di dieci anni: «Ogni film destinato a un pubblico adulto è una scommessa, questo ancora di più perché mette in discussione i principi stessi della società conformista. Il personaggio di Barney mi parla, è la storia di una vita vissuta pienamente, di un uomo con tanti difetti ma con un buon cuore. Prima di ammalarsi Richler aveva cominciato a lavorare alla sceneggiatura, dopo la sua morte abbiamo cambiato tre o quattro scrittori pur di arrivare a una stesura soddisfacente. Una corsa a ostacoli, ma restare fedeli alle sue idee e onorare l’ integrità del romanzo era una priorità. Anche la decisione di trasferire una parte dell’ azione da Parigi a Roma è stata presa in pieno accordo con lui». Coprodotta dalla Fandango di Procacci, distribuita da Medusa, «La versione di Barney» cinematografica, passata in concorso ieri, è però meno graffiante di quella letteraria. Piuttosto che sulle zampate caustiche contro tutto e tutti il film con Paul Giamatti e Dustin Hoffman (uno dei forfeit più clamorosi della Mostra, il suo) preferisce puntare sul ruvido romanticismo dell’ entieroe, un uomo ordinario alle prese con una vita straordinaria che include tre mogli, due figli, un padre irriducibile e un amico affascinante e cercaguai. «Richler è stato l’ enfant terrible della comunità ebraica canadese» dice il regista, «ha saputo raccontarne i punti deboli con caustico umorismo, ha preso in giro i suoi personaggi senza mai odiarli, però. Per tutti, anzi, ha previsto un atterraggio morbido. Fare un film soprattutto "politico" non avrebbe reso un buon servizio al libro, era importante far emergere l’ emotività». Barney è interpretato da Paul Giamatti, l’ attore di «Sideways» e «The last station». «Nel romanzo è un tipaccio amabile? Beh, ho cercato di esserlo anch’ io» spiega l’ attore, molto orgoglioso delle sue origini italiane. «Il mio personaggio è un romantico frustrato, una miscela di odio e amore. L’ ossessione per Miriam, la donna della sua vita, lo rende divertente e dolce, ma anche un brutto bastardo, quando serve». Decide infatti di sposarla lo stesso giorno delle sue nozze con un’ altra. «Un colpo basso, lo ammetto, ma è difficile spiegare che cosa passa nella testa di un uomo in certe situazioni. Io, per esempio, quando mi sono sposato ho provato un fortissimo desiderio di scappare e se non l’ ho fatto è solo perché me n’ è mancato il coraggio. Non potevo comportarmi come un selvaggio. Barney invece lo fa». La parte più difficile del film? «Fingere di essere giovane, è passato troppo tempo e non mi ricordo più com’ è». Quella più divertente? «Le scene con Dustin Hoffman. Nei panni del padre di Barney è stato perfetto e con trent’ anni di meno avrebbe recitato il mio ruolo molto meglio di me. Stargli accanto sul set è come entrare in un quadro cubista, una totale follia. Dustin è un trascinatore e sa essere molto generoso, peccato pensi che raccontare barzellette sporche tutto il giorno sia una voce del suo stipendio». Stasera si chiude, con il galà condotto al Palazzo del cinema dalla madrina Isabella Ragonese e trasmesso in diretta su Rai4. Molti addetti ai lavori sono già partiti alla volta di Toronto, un festival più interessante per il mercato nordamericano. L’ ultimo red carpet sarà per Helen Mirren, protagonista shakespeariana del film di Julie Taymor, «The tempest». Il Lido si svuota, e il Codacons annuncia un esposto alla Corte dei conti del Veneto sui lavori bloccati per il nuovo Palazzo del cinema. Chiuso il Des Bains, il mitico albergo di «Morte a Venezia» destinato a diventare un residence di lusso, la festa finale torna sulla spiaggia dell’ Excelsior, pioggia permettendo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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