3 Marzo 2014

Investimento alle Poste Ma con interessi flop «Mi sento truffata»

 Investimento alle Poste Ma con interessi flop «Mi sento truffata»

di una volta, il Signor Bonaventura concludeva allegramente ognuna delle sue avventure guadagnandosi un grande biglietto di carta con su scritto «Un milione» (di lire). E la realtà ha copiato la fantasia: alcuni nostri nonni hanno davvero in casa qualche vecchio buono postale, su cui c’ è proprio scritto «Un milione» (di lire). Però la storia non è a lieto fine come quella del fumetto nato dalla fantasia di Sergio Tofano. Il caso è emerso in questi giorni dopo una testimonianza-appello. «Mi sono presentata all’ ufficio postale ad incassare un buono trentennale da un milione di vecchie lire che adesso ha raggiunto la scadenza – racconta A. P. che vive in un paese del Lagonegrese – sulla base di quello che c’ è scritto sul retro del titolo, intestatomi all’ epoca da un mio familiare, mi aspettavo di ricevere circa 17 mila euro, maturati in un trentennio. E invece le Poste, in base a certe regole cambiate nel frattempo, ma cambiate a mia totale insaputa, mi hanno dato solo 7 mila euro». La donna si è rivolta ad un legale, l’ avvocato Giuseppe Pugliese, che è anche presidente regionale del Codacons. Prima di spiegare il perché e il come dell’ intera faccenda l’ avvocato Pugliese lancia un appello: «Se andate allo sportello a incassare i vostri buoni postali e vi danno meno di quanto dovuto, non firmate. Prima di incassare, chiedete assistenza ad un legale o al Codacons oppure specificate di considerare il pagamento come soltanto parziale (come ha fatto A. P., ndr), riservandovi di agire in giudizio per ottenere la differen za». Ai buoni postali si rivolgono soprattutto i pensionati e le casalinghe. Nel lungo termine si sono rivelati uno strumento di investimento «sicuro», «purché i patti siano rispettati», dice l’ avvocato Pugliese. Ma purtroppo da un certo punto in avanti non c’ è stata più corrispondenza fra quanto scritto sui buoni e quanto maturava realmente. «I rendimenti sono stati più volte ridotti per legge – spiega l’ avvocato Pugliese -. I sottoscrittori al momento di incassare il buono trentennale ricevono una cifra a volte più che dimezzata per via di una decurtazione dei tassi di interesse decisa dal Ministero del Tesoro con un decreto del 13 giugno 1986. Ma, a nostro avviso, non sono stati adeguatamente informati. Non c’ era bisogno di fare chissà quale informazione: si trattava semplicemente di dirlo a persone che tutti i mesi vanno alle Poste a ritirare la pensione». L’ avvocato ritiene che l’ obiezione delle Poste (formalmente ineccepibile) secondo cui tutto è stato fatto a termini di legge non impedirà di vedere le proprie difese accolte nell’ eventuale battaglia che si prepara a sposare come Codacons. «Non sono a conoscenza in Basilicata di altri casi simili a quello della mia cliente- dice il legale – ma so che altrove sono tante le segnalazioni. Prepariamoci ad averne molte anche da noi. Dopo la testimonianza della mia assistita, sono convito che riceveremo tante richieste di aiuto da parte di risparmiatori lucani adirati che alla scadenza dei loro buoni fruttiferi scoprono la sgradita sorpresa della riduzione degli interessi del 20 per cento e, in alcuni casi, addirittura del 50 per cento». Giuseppe Pugliese ha pronta una serie di argomentazioni legali che però non anticipa per non scoprire le sue carte e non avvantaggiare la controparte.

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