12 Ottobre 2004

«Invece della moda si preoccupi dell?edilizia scolastica»

«Invece della moda si preoccupi dell?edilizia scolastica»


Replica il Codacons. E mentre la «Levi?s» torna all?antico, gli stilisti sono divisi








MILANO. Dai sociologi che difendono i ragazzi «sempre sotto accusa» ai consumatori che invitano i presidi a occuparsi della fatiscenza degli istituti «invece che del look degli studenti». E? diventata un «caso» la circolare del preside di Avezzano: la tolleranza-zero contro i pantaloni a vita bassa sui banchi di scuola ha scatenato più critiche che applausi. In difesa degli adolescenti modaioli e contro le imposizioni dall?alto della cattedra scende in campo il presidente dell?Associazione Nazionale Sociologi, Pietro Zocconali: «La storia della moda a scuola si ripete a cadenza ormai stucchevole – dice – Ora per il pearcing, ora per i pantaloni, i ragazzi vengono collocati impropriamente sul banco degli imputati. Sono figli di un tempo che vive di comunicazione e che sforna propensioni modaiole a ritmo vertiginoso». Zocconali paragona i pantaloni a vita bassa ai loden di ieri, come agli eskimo e ai capelli «tendenzialmente sporchi e lunghi»: «In ogni epoca – aggiunge – i ragazzi hanno tentato di seguire la moda e non credo sia una colpa». Dello stesso parere il presidente dell? Osservatorio dei Minori, Antonio Marziale, che attacca gli «eccessi di restrizione o liberalismo che pervadono gli operatori scolastici»: «Le regole ci vogliono – dichiara – e il buongusto di presentarsi a scuola vestiti decentemente anche, ma che il peggiore sistema scolastico al mondo si preoccupi più del vestiario che del comportamento oggettivamente didattico delle studentesse è roba dell?altro mondo». L?abito per gli adolescenti è un linguaggio e la psicologa Anna Oliverio Ferraris spiega come «attraverso un pantalone o una maglietta i giovani comunicano tra loro e cercano di comunicare con il mondo degli adulti» e quello che gli adulti devono fare è «capire questo linguaggio». Don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, parla poi di «falso problema» e critica il metodo: «Ancora non si capisce che i giovani non hanno bisogno di aut-aut, ma di esempi e modelli di riferimento». Secondo il Codacons, inoltre, i pantaloni a vita bassa non creano imbarazzo e «i presidi farebbero meglio a preoccuparsi della fatiscenza degli istituti scolastici e ai rischi che corrono gli alunni che le frequentano». D?accordo con il preside di Avezzano, invece, don Santino Spartà, lanciato da Chiambretti in televisione e autore di libri su vip e fede: «Di per sè i pantaloni a vita bassa non sono immorali. Ma sono d?accordo con il preside della scuola di Avezzano che li condanna, perchè si perde il senso del pudore». Intanto sul fronte-moda la Levi?s sta rilanciando la vita alta, ma gli stilisti sono divisi tra chi come Mariella Burani è «contro» la vita bassa e chi come Dolce e Gabbana ne ha fatto un must irrinunciabile. Ma quello di Avezzano non è l?unico caso di «guerra» all?ombelico scoperto. Era già accaduto a Rimini nel maggio 2003: il vicepreside di un istituto tecnico aveva diramato una circolare con cui invitava gli studenti e a «un abbigliamento più dignitoso». E anche allora erano fioccate le critiche.

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