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1 Luglio 2001

«Intimidazioni dall?Atm»

«Intimidazioni dall?Atm»

L?esposto del CODACONS alla procura della Repubblica parla di «reati di violenza privata, minaccia aggravata e tentata estorsione a danno dei cittadini». Oggetto: le dichiarazioni dell?Atm in materia di «recupero crediti delle strisce blu». Il comunicato spedito ieri dal CODACONS chiede all?Atm di «prendere posizione sulle arroganti intimidazioni» lanciate dai suoi dirigenti circa le modalità di recupero del mancato pagamento delle penali. Riassumiamo le puntate precedenti. Giorni fa «La Stampa» pubblicò un articolo in cui s?annunciava l?arrivo di 50 mila avvisi di pagamento spediti dall?Atm ad altrettanti automobilisti che avevano un vecchio debito con le strisce blu. In quell?occasione, il direttore della divisione parcheggi Piero Craveri aveva spiegato che le persone che avrebbero continuato – nonostante il ricevimento di quella raccomandata – a ignorare l?esistenza di quelle vecchie «penali» da 18 mila lire, avrebbero ricevuto una seconda diffida da parte dell?avvocato la quale, nel caso fosse stata nuovamente ignorata, si sarebbe trasformata nel pignoramento dei mobili. «L?azienda – si allarma il CODACONS – minaccia l?inevitabile confisca degli arredi per coloro che non pagheranno, azzardandosi a contestare le misteriose multe o penali per presunte infrazioni o inadempimenti commessi anche nell?ormai lontano ?97. Tutto questo in barba alle norme del Codice della Strada, alle decisioni della Corte di Cassazione sulla necessità della contestazione immediata di una infrazione o della notifica entro 150 giorni da quello dell?infrazione». E arriva al punto: «In ogni caso se, come anche sembra sostenere l?azienda, il pagamento è dovuto in base a un presunto rapporto contrattuale regolato dalle norme di diritto privato, l?Atm dovrà dare prova dell?esistenza del contratto, nonché dell?inadempimento dell?automobilista (mancato pagamento o inesatto pagamento della sosta) e della validità della penale». Conclusione: «In tale caso dovrà comunque rivolgersi al giudice per far accertare la legittimità della sua pretesa e il cittadino potrà difendersi. Sulla base di quei solleciti l?Atm, infatti, non ha titolo per pignorare alcunché. E? indispensabile una smentita dell?azienda».

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