Intervengono Codacons, Consumatori italiani e Primo consumo sulla polemica tra il direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale e l’ attore Pino Caruso
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fonte:
- La Sicilia.it
Intervengono Codacons, Consumatori italiani e Primo consumo sulla polemica tra il direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale e l’ attore Pino Caruso. «La risposta apparsa su La Sicilia – sostengono le due organizzazioni – anzi apre ulteriori interrogativi. Perché Pino Caruso si lamenta e perché Dipasquale risponde che non vi è ragione di lamentarsi? Nell’ interesse degli utenti del teatro, specie gli abbonati, chiediamo che sia fatta piena luce specie dopo che sono state pubblicate le lettere di polemica tra due soggetti». «E’ il caso di coinvolgere Lombardo, presidente della Regione Siciliana, Castiglione, presidente della Provincia, Stancanelli, sindaco di Catania , Agen, presidente della Camera di Commercio di Catania e Marcoccio, presidente dell’ Ente Teatro di Sicilia? E il presidente e l’ intero cda del Teatro? Sono risposte che la città si attende per avere chiarezza». L’ on. Fabio Mancuso dep. reg. Pdl afferma nella lettera di cui pubblichiamo alcuni passaggi: «Il Teatro sono io. Il "modus operandi" del suo direttore, Di Pasquale, è improntato alla filosofia del Marchese del Grillo "io so’ io e voi nun siete un c…". La lettera, piccata e amara, dell’ attore Pino Caruso è la prova – sulla pelle degli attori – di come il ruolo del direttore sia diventato abnorme: egli propone e dispone con i pieni poteri che gli derivano dal suo ruolo che, ogni giorno diventa sempre più ingombrante. Eludere le richieste economiche di un gruppo di attori e dar prova di se fregandosene di dare spiegazioni, è il segno del raggiungimento di una vetta di presunzione e onnipotenza che non possono giovare allo Stabile di Catania. Non è un mistero che lo Stabile etneo ha ricevuto una lunga visita ispettiva sulla qualità gestionale dell’ ente. Senza anticipare particolari che saranno spiegati – quello che viene fuori è una gestione "allegra", da parte del direttore Di Pasquale, dei fondi regionali. Per quello che mi è dato conoscere dello Stabile di Catania mi pare non del tutto azzardato parlare di "Casta dello Stabile". Promozione del proprio operato, un occhio di riguardo per i propri amici e dannazione perenne per attori e registi non allineati: sono le "perle" della gestione Di Pasquale che ho avuto modo di scoprire». «Cosa c’ entri in tutto questo garbuglio il bravo presidente Pietrangelo Buttafuoco – prosegue Mancuso – resta, per me, un mistero glorioso. Lasciare il passo ad una gestione "personalissima" del Teatro, facendo scudo con il proprio prestigio a critiche e rilievi mossi da più parti al direttore Di Pasquale, può rivelarsi un fiero patto d’ onore per pochi e un gioco estenuante dagli esiti devastanti». «Di Pasquale si ricordi che lui non è il Teatro. Lo Stabile è dei catanesi».
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