4 Dicembre 2009

Interrogati anche tre direttori

Interrogati anche tre direttori Sentiti i dirigenti che dal ’99 guidarono la filiale prima della Maniscalco CASO UNICREDIT Valutate altre ipotesi di reato, nuovi indagati? Gli inquirenti: «Svuotato il conto di Spallanzani»
 

 

Sono giorni febbrili per i militari della guardia di finanza – coordinati dal sostituto procuratore Katia Marino – che si stanno occupando degli ingenti ammanchi (25 milioni di euro?) alla filiale Unicredit di via Gattalupa. INTERROGATORI. Da quanto «filtra» in procura, le principali attività investigative sul clamoroso caso – al momento con un unico indagato, cioè l’ex direttrice della filiale Maria Carmela Maniscalco – si dovrebbero concludere entro l’anno. Anche ieri il pm Marino ha fatto il punto sull’inchiesta con i finanzieri. Si stanno succedendo a tamburo battente gli interrogatori (l’indagata è già stata sentita da tempo) che non si sono circoscritti ai clienti che hanno presentato querela (lamentando ammanchi anche di forti cifre) ma stanno ora spaziando su altre persone ritenute informate sui fatti. Fra quest’ultimi interrogatori rientrano anche quelli dei direttori di filiale – tre – succedutisi alla guida dell’agenzia prima della Maniscalco (che ha diretto la filiale per dieci mesi), cioè dal 1999 (data a cui risalirebbero le prime operazioni sospette) sino al novembre 2008 quando venne promossa come direttrice l’indagata. NUOVI INDAGATI? Un tourbillon d’interrogatori che avrebbe anche un’altra chiave di lettura: l’attuale imputazione (cioè appropriazione indebita a favore di terzi che viene contestata alla Maniscalco) sarebbe a dir poco provvisoria e la procura sta valutando non solo altre ipotesi di reato ma anche l’eventualità di ulteriori iscrizioni nel registro degli indagati. SPALLANZANI. Si è ritrovato il conto vuoto. Con un esposto contro ignoti l’imprenditore Nino Spallanzani ha ipotizzato i reati di appropriazione indebita e truffa compiuti a suo danno. Secondo quanto ha dichiarato di recente il suo legale, cioè l’avvocato Stefano Nardini, l’imprenditore è parte lesa e «gli ammanchi sul suo conto sono notevoli ed ammontano a più di 10 milioni di euro». Sempre il legale: «In settembre il mio cliente si è trovato con una posizione che non rispecchiava i documenti ufficiali della banca che lui aveva in mano: ha dato la massima disponibilità ad essere sentito dal pm Marino». Ma la procura sentirà l’imprenditore 63enne non prima d’aver fatto chiarezza sui movimenti bancari che fanno capo al suo conto. ACCORDI.  Come fanno sapere Unicredit e Codacons, sono stati firmati altri tre accordi (sui 60mila euro) per altrettanti clienti beffati, che comprendono l’ammanco accertato, gli interessi e un contributo per le spese tecnico-legali. Quindi, sono divenuti quattro i rimborsi «chiusi».  L’Unicredit ha inoltre sottoposto al Codacons altre 40 proposte di risarcimento che l’avvocato Bruno Barbieri con il suo staff stanno ora attentamente valutando.

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