Interrogata per tre ore L’ex direttrice dell’agenzia: mi hanno minacciata
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fonte:
- Gazzetta di Reggio
A distanza di un paio di mesi dalla dirompente esplosione del caso finanziario, è stata interrogata ieri mattina negli uffici della Procura della Repubblica reggiana Maria Carmela Maniscalco, di 57 anni, l’ex direttrice dell’agenzia bancaria Unicredit di via Gattalupa, da settembre al centro di un’inchiesta per un ammanco di diversi milioni di euro. La ex funzionaria, assistita dagli avvocati Giovanni Tarquini e Paola Fontana, si è presentata alle 11 di ieri nell’ufficio del sostituto procuratore Katia Marino ed è uscita solo 3 ore più tardi. Un interrogatorio stringente, nel quale l’ex direttrice ritiene di aver fornito tutti i chiarimenti possibili. L’ACCUSA. In pratica la donna ha rigettato tutte le accuse: «Non ho mai rubato neppure un euro», ha continuato a sostenere davanti al magistrato. La ex direttrice è accusata del reato di appropriazione indebita a favore di terze pesone, e non di se stessa. Dunque, secondo l’ipotesi di reato, la donna si sarebbe appropriata di denaro non per metterlo nelle sue tasche, ma a favore di altre persone. Lei insiste a dire di non aver mai rubato neppure un Euro. L’ESPOSTO. Il collegio di difesa (Tarquini e Fontana) non è rimasto in seconda linea, ma è passato al contrattacco. Trattandosi di ammanchi che riguardano ingenti gestioni patrimoniali, i due legali hanno presentato un esposto alla Consob (autorità amministrativa di tutela verso gli investitori) e alla Banca d’Italia, con il quale è stata richiesta una verifica sulla gestione da parte dell’istituto bancario dei patrimoni di un certo rilievo. Lo stesso esposto è stato consegnato per conoscenza al magistrato reggiano. «Alcune situazioni patrimoniali erano gestite dalla nostra assistita – ha affermato uno dei legali – mentre altri patrimoni erano gestiti direttamente dagli uffici interni dell’istituto di credito». Così infatti ha ribattuto la stessa Maniscalco in una recente intervista concessa alla Gazzetta: «Il 7 settembre scorso la banca mi ha contestato d’aver forzato un’operazione delicata, senza la dovuta autorizzazione, per tutelare un cliente. A quel punto sono stata costretta da Unicredit a dimettermi. Spero di poter chiarire al più presto quella operazione». Poi sui clienti beffati ha dichiarato: «E’ tutto assurdo, quell’operazione non ha niente a che vedere con le sparizioni di soldi. Non riesco a spiegarmi quegli ammanchi, i conti dei clienti che seguivo, erano a posto». LE MINACCE. In questi giorni la stessa Maniscalco ha presentato una querela contro ignoti per alcune minacce e intimidazioni, che la ex bancaria avrebbe cominciato a ricevere. Si tratterebbe di minacce telefoniche e scritte, tutte anonime, che conterrebbero indimidazioni e ingiurie. «Continuando ad indicare la Maniscalco come unica responsabile degli ammanchi e come detentrice di un tesoro – commenta uno dei difensori – questa circostanza espone la nostra assistita a rischi personali e familiari. La ex direttrice continua a temere per la sua incolumità». IL CODACONS. Frattanto il Codacons, l’associazione per la difesa dei diritti dei consumatori, ha depositato le prime 25 denunce-querele contro la ex direttrice e contro eventuali suoi complici. Dice l’avvocato Bruno Barbieri, 46 anni, vice presidente nazionale del Codacons e responsabile regionale della associazione: «Il rapporto fiduciario fra clienti e la banca erano attraverso la ex direttrice Maniscalco. Tutti coloro che si sono rivolti alla nostra associazione avevano rapporti economici con lei». Finora si sono rivolti al Codacons ben 110 risparmiatori, che hanno dichiarato un ammanco globale per circa 20 milioni di euro. «Stiamo verificando – continua Barbieri – se è possibile chiudere la vertenza con la banca in via transattiva: abbiamo richiesto la restituzione del denaro mancante, dopo le verifiche opportune, e il relativo risarcimento del danno. La nostra associazione si metterà in contatto con i propri assistiti non appena Unicredit avrà fornito le copie degli estratti relativi a conti correnti, conto titoli e gestioni patrimoniali. Poi procederemo ad una verifica comune». «Se il cliente non riconosce la firma o il movimento di soldi – conclude il responsabile del Codacons Bruno Barbieri – richiederemo una perizia calligrafica, cui potrebbe seguire una denuncia-querela alla magistratura reggiana per il reato di truffa e appropriazione indebita».
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