22 Febbraio 2015

Interessi triplicati: no al pignoramento

Interessi triplicati: no al pignoramento

Stavano per perdere la casa, a causa degli interessi esorbitanti maturati su un mutuo in una fase di difficoltà, ma il Tribunale di Catania – come informa il Codacons – con sentenza n. 294/15 resa dalla dott. ssa Maria Fascetto Sivillo in funzione di giudice unico, ha accolto l’ opposizione alla esecuzione proposta dai coniugi Carmelo Cavallaro e Maria Grazia Ponzio, dichiarando estinta la procedura esecutiva promossa dalla Banca di Roma, oggi Unicredit, giunta nella fase di vendita dell’ abitazione. Nel 1995 i coniugi avevano contratto mutuo ipotecario con la Banca di Roma per 55 milioni di lire, oggi 28.405,13 euro, che prevedeva la restituzione del capitale e della quota interessi in 120 rate mensili, ed un tasso di interesse variabile determinato in relazione al tasso di riferimento applicato dalla banca alla clientela primaria per fidi in bianco maggiorato di due punti e mezzo percentuale. Il mutuo prevedeva inoltre – rileva il Codacons – interessi di mora determinati nella misura di tre punti percentuali in più rispetto al tasso di interesse applicato. «I mutuatari hanno provveduto ad eseguire diversi pagamenti – aggiunge l’ associazione a difesa dei consumatori – quando ad un certo punto per motivi di salute non sono stati più in grado di far fronte al piano di ammortamento decennale. Nel 1996 la banca ha iniziato il recupero procedendo non solo a pignorare lo stipendio di cui era titolare il Cavallaro, ma anche a pignorare la casa per venderla all’ asta dichiarando al momento del pignoramento di essere creditrice di 32.054,54 euro oltre gli interessi di mora al tasso del 20,75% sulla rate scadute e sul capitale residuo, con capitalizzazione trimestrale. Superati i problemi di salute – aggiunge l’ associazione dei consumatori – il Cavallaro ha preso nuovamente contatto con la banca per risolvere la questione, forte comunque che nel frattempo le rate fossero state pagate a mezzo della ritenuta sullo stipendio. Senonchè il Cavallaro ha appreso con stupore ed apprensione che la banca pretendeva per la definizione della pratica l’ ulteriore somma di 99.074,12 euro, ossia il triplo rispetto a quanto dichiarato al momento del pignoramento. A questo punto il Cavallaro si è rivolto al Coda cons, e difeso dall’ avvocato Dario Di Bella (dirigente dell’ Ufficio Legale Regionale Codacons) ha proposto opposizione puntando sulla nullità del tasso di interessi e sul superamento del tasso anti usura. «Con la predetta sentenza – afferma Di Bella – il Tribunale di Catania ha accolto l’ opposizione dando ragione al Cavallaro sia in ordine alla nullità del tasso sia in merito alla misura esorbitante degli interessi pretesi al di sopra del limite consentito dalla legge, ed ha estinto la procedura esecutiva promossa per la vendita all’ asta della casa di abitazione, precisando che a seguito dei nuovi conteggi, eseguiti eliminando gli interessi pretesi illegittimamente dalla banca, i coniugi Cavallaro Ponzio – conclude Di Bella – non solo non avevano alcun debito, ma vantavano un credito nei confronti della banca». Esprime soddisfazione Francesco Ta nasi, segretario nazionale Codacons, evidenziando come la problematica degli interessi eccessivi, spesso illegittimi, richiesti dalle banche nel momento di difficoltà dei cliente, è comune in tutto il territorio nazionale ed il Coda cons in Sicilia ha creato una task force di legali, commercialisti ed esperti guidata proprio dall’ avvocato Dario Di Bella per difendere i cittadini da banche o finanziarie che pretendono interessi non dovuti. «La sentenza pronunciata dal Tribunale di Catania – continua Tanasi rappresenta una coraggiosa presa di posizione in favore del consumatore, il quale quasi sempre è costretto a stipulare contratti finanziari senza poter negoziare nessuna condizione e subisce interessi mascherati da costi che sovente vanno al di là dei limiti consentiti dalla legge anti -usura. Sono sicuro conclude Tanasi – che il Tribunale di Catania valuterà sempre con attenzione le problematiche bancarie nonostante il carico di lavoro che tale fenomeno comporterà per i giudici considerata la contingenza generale».
 

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