Interessi illegali, l?Abi non cede
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fonte:
- La Stampa
Interessi illegali, l?Abi non cede
Sella: ricorriamo alla Consulta e alla Corte Ue
Le banche non hanno intenzione di cedere: contro la sentenza della Cassazione che condanna gli istituti di credito a rifondere i clienti per la questione dell?anatocismo (cioè la capitalizzazione illegale degli interessi) l?Abi ricorrerà a tutte le possibili istanze superiori, italiane ed europee, dalla Corte costituzionale a quella di Giustizia del Lussemburgo, perché ritiene di aver ragione e perché le somme in gioco sono davvero rilevanti – ieri l?Adusbef le valutava addirittura in 63 miliardi di euro. Le associazioni dei consumatori sparano a zero («suicidio politico e d?immagine», «l?Abi non si smentisce mai», «mossa disperata») e scende in campo anche il ministro Maroni per denunciare che «l?anatocismo è il modo con cui le banche si sono arricchite sfruttando la debolezza dei clienti piccoli e piccolissimi. Anziché fare ricorso, i banchieri dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e un`altra sul portafoglio, sganciare quanto indebitamente e illegittimamente hanno percepito e riscrivere nuove regole per il futuro».
La posizione ufficiale dell?Abi è stata espressa dal suo presidente. «È intenzione del sistema bancario – ha spiegato Maurizio Sella – esperire ogni tutela dei propri diritti anche attraverso il ricorso alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia europea. Siamo convinti di avere ragione e che le banche nulla debbano». Interrogato riguardo alle possibili conseguenze sull`immagine delle banche, il presidente dell`Abi ha replicato che «il danno è all`immagine dell`economia italiana», perché a suo dire la sentenza avversa «desta sorpresa e incertezza perché il riconoscimento di un proprio errore da parte della Corte di Cassazione, che si vuole retroattivo, priva anche per il futuro gli operatori economici dell`affidabilità del quadro di regole in cui agiscono e quindi delle sicurezze necessarie per l`ordinato sviluppo delle relazioni con la clientela».
Le reazioni dei consumatori sono improntate all?ironia. «Ci dispiace per Sella ma non esiste nessun altro tribunale che possa dare ragione alle banche sull`anatocismo – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Sella dovrebbe saltare in groppa a un cavallo alato e chiedere il giudizio del Tribunale delle Anime, ma anche lì il sistema bancario sarebbe condannato per i miliardi che le banche hanno rapinato agli utenti indifesi».
Dura l?Adusbef: «Sappiano l`Abi e le banche che non sarà questo annuncio di ricorso a bloccare le legittime richieste di risarcimento – dice il presidente Elio Lannutti -. Sella non sapendo più che pesci prendere, dopo la limpida sentenza a Sezioni Unite minaccia di ricorrere in Europa portando le banche all`ennesimo suicidio politico, di immagine e di fiducia. I ricorsi annunciati sono dettati dalla disperazione. In nessun Paese europeo esistono pratiche così chiaramente vessatorie derivanti da usi e abusi bancari illegalmente perpetrati».
Si unisce al coro Federconsumatori: «L`Abi non si smentisce mai. I più grandi istituti bancari hanno scelto la strada della conciliazione per gli scandali finanziari; al contrario l`Abi e il suo presidente hanno ignorato queste aperture mantenendo un atteggiamento di chiusura».
Tuttavia sulla questione dell?anatocismo le singole grandi banche non si discostano dalla linea della loro Associazione; per esempio il presidente Carlo Salvatori di Unicredit dice che «quello che fa l`Abi è condiviso, perché riteniamo che sia giusto. Se fa ricorso avrà il nostro appoggio».
Infine il ministro del Lavoro Maroni: «Le banche hanno troppo spesso dimostrato di essere poco sensibili alle ragioni di equità nei confronti dei clienti. Questa sentenza della Cassazione mi piace, questo richiamo forte alle banche è sacrosanto. Il sistema del credito, il sistema finanziario, non possono pensare di continuare a finanziare solo le garanzie e a farsi pagare e a lucrare, a guadagnare, sul rapporto di forza con i piccoli clienti». Reazione negativa anche dal centrosinistra: la nuova mossa dell?Abi è «un atto legittimo, ma di cui sinceramente si sarebbe fatto volentieri a meno» per Andrea Annunziata, responsabile diritto e consumo della Margherita.
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