«Insigni studiosi d?accordo con me»
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fonte:
- La Stampa
Presidente Vitrò, si è messo contro tutti gli avvocati. «Non trovo civico che siano state diffuse da parte del CODACONS agli organi di informazioni solo alcune frasi di un provvedimento di 35 pagine su un caso pilota. Ho perso tre chili per ragionare e poi scrivere questo decreto. Legga. Ho ampiamente citato Calamandrei e Montesquieu. Sono un esperto di diritto comunitario, il primo, nel 1975, ad aver argomentato la costituzionalità del Trattato Europeo. Ma non è detto che sui singoli punti la giurisprudenza sovrannazionale, in questo caso della Corte di Strasburgo, debba sovrapporsi puntualmente alla nostra». Che intende dire? «Semplicemente che il sistema giudiziario italiano ha una sua specificità che non consente a Strasburgo di stabilire, con parametri generali, se i nostri processi non hanno una ragionevole durata. Dico che bisogna considerare quanti gradi di giudizio abbiamo noi, quante possibilità di ricorsi e rinvii. Io sono figlio di un socialista del 1921 che i nazifascisti incarcerarono e torturarono nel 1944. Sento l?obbligo morale di difendere il mio Stato». Ma nel caso specifico: una causa civile per un incidente stradale durata in primo grado 6 anni. Ci arrivo. Il ricorrente ha motivato la richiesta di risarcimento in 15 punti, tutti assai generici. Abbiamo rigettato perché non potevamo stabilire a prescindere dalle fasi processuali se lo Stato doveva pagare una manciata di milioni. O questi soldi dei contribuenti li dobbiamo regalare?». Adesso arriviamo al punto che ha scatenato le ire degli avvocati: ha voluto togliersi un sassolino? «Ma no. Ho scritto quelle considerazioni per argomentare il contesto del caso specifico. Guardi questi saggi sulla crisi del nostro sistema formativo. La sostengono insigni studiosi. Del resto, non credo di essere stato offensivo rilevando che il livello dei giovani avvocati non è certo alto. O non si può dire? Ieri si festeggiava il pensionamento di mia moglie dopo 35 anni di insegnamento: più di un suo collega mi ha detto ?bravo, ha fatto bene?. Nel mio lavoro conta molto capire i fenomeni sociali e quello della disoccupazione dei laureati in legge che li spinge verso la professione forense è un segnale preoccupante». Nel suo decreto cita un «noto magistrato» e una dura requisitoria dell?«anonimo» contro gli avvocati. Cose per gli addetti ai lavori, ma fra gli addetti ai lavori non si svela la sua identità. Come mai? «Non c?è problema. Fu Galli d?Espinosa a esprimersi tanto duramente. Del resto, io non ho fatto che riprendere considerazioni di noti opinionisti che scrivono sui maggiori quotidiani italiani. Sa, sono 38 anni che faccio il magistrato e prima ancora ero avvocato».
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