3 Agosto 2011

Insegnante e pensionabile Ma è sempre stato precario

La terra del sole ha un nuovo primato, un precario da record. Pensate, in Sicilia un insegnante ha già collezionato 36 anni di precariato. La notizia è venuta fuori grazie ad un concorso davvero sui generis ideato dal Codacons, che ha lanciato questa singolare gara riservata ai precari della scuola per far emergere le contraddizioni di un sistema che evidentemente ha delle profonde disfunzioni. Contraddizioni così complesse che servirebbe una indagine del magistrato Agrò, frutto della fervida fantasia dello scrittore Domenico Cacopardo, esperto di "endiadi". Dalla letteratura torniamo alla realtà. La curiosa e provocatoriamente ironica iniziativa del Codacons è utile per comprendere un pezzo importante di mondo sociale che vede ancora nella scuola una possibilità di realizzazione lavorativa ed intellettuale. Per incentivare la partecipazione al concorso, il Codacons ha messo in palio anche un premio, ovvero quello della possibilità di aderire gratuitamente al ricorso promosso dall’ associazione dei consumatori per ottenere la stabilizzazione della posizione lavorativa. Il precario dei record è un siciliano, precisamente catanese, e si chiama Filippo. Per avere una idea del fluire del tempo, è utile citare qualche data. Si è diplomato nel 1970, proprio l’ anno della mitica partita Italia-Germania, 4 a 3, con splendido gol decisivo di Gianni Rivera. Poi prende l’ abilitazione per insegnare educazione artistica. Inizia così la dura trafila delle domande nella speranza di fare il docente: «Con risultati quasi irrilevanti». La sua storia, metafora di tanti italiani che non si arrendono, è complessa e ricca di esperienze. «Dal 1975 ho sempre lavorato nel privato, facendo anche qualche sporadica breve supplenza ogni tanto. Nel frattempo ho messo su famiglia ed ho quattro figli, ormai tutti grandi, ma nessuno con un lavoro stabile. Da quando sono state istituite le graduatorie permanenti, nel 2000, prendo il mio primo incarico annuale. Da allora ho sempre lavorato tutti gli anni con incarichi fino al termine delle lezioni». La sua valutazione sul futuro è preoccupata, ma è anche indicativa di chi non smette di sperare: «Probabilmente avrò un nuovo incarico annuale il prossimo settembre, ma c’ è sempre un ‘ forse’ che ti lascia nell’ incertezza e nell’ angoscia, e comunque sempre con lo stipendio base, come se fosse il primo impiego! Spero proprio che la vostra iniziativa, unita a quella di altre organizzazioni, possa finalmente mettere giustizia e far valere i diritti fondamentali del cittadino». Sì, anche perché l’ Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ed il termine precario non è stato citato dai padri costituenti. Ma in Italia, non si sa mai. Magari "in un vidiri e svidiri", per citare Andrea Camilleri, qualche ministro permeato da spirito "innovatore" si mette davvero a pensare di cambiare anche l’ articolo 1 della Costituzione ed inserire la parola precario. "Ahi, ahi, dottori Montalbano", chioserebbe il mitico e simpatico Catarella.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this