9 Aprile 2018

Inquinamento causato dalle microplastiche: danni gravissimi

Qualche settimana addietro la cronaca ci ha raccontato il mistero dei dischetti di plastica dispersi sulle coste del mar Tirreno di cui non si conosceva la provenienza e l’ origine. L’ arcano è stato svelato dopo pochi giorni grazie alle indagini della Capitaneria di Porto di Salerno che ha scoperto che i rifiuti dispersi provenivano da un impianto di depurazione in prossimità del fiume Sele. L’ episodio ricordato dovrebbe farci riflettere sulla gravità e sulle conseguenze della dispersione di materiale inquinante per l’ ambiente e la salute dell’ uomo. Basti solo pensare alla distanza percorsa dalla suddetta fonte inquinante in poco tempo! Dal litorale Campano sino alle coste della Toscana! Nel caso citato l’ evidenza del problema ha attivato un efficace indagine ma è così anche per le fonti di inquinamento non visibili? Prima di rispondere alla domanda cerchiamo di capire di cosa si sta parlando. Il riferimento è alle cd microplastiche: si chiamano così perché sono molto piccole e hanno un diametro compreso in un intervallo di grandezza che va dai 330 micrometri e i 5 millimetri. La loro peri colosità per la salute dell’ uomo e dell’ ambiente è dimostrata da diversi studi scientifici e i danni più gravi si registrano soprattutto negli habitat marini ed acquatici: la plastica dispersa si discioglie impiegandoci diversi anni e fintanto che è in acqua può essere ingerita e accumulata nel corpo e nei tessuti di molti organismi. La causa primaria è da ricercare nel consumo eccessivo di materiali plastici. Dagli anni Trenta alla prima decade degli anni Duemila, infatti la produzione mondiale di plastica è passata da 1,5 milioni di tonnellate a oltre 280 milioni di tonnellate (con una crescita del 38 per cento negli ultimi 10 anni). La conseguenza è ovvia: più plastica viene utilizzata, più ne viene buttata, direttamente o indirettamente, nei mari: almeno otto milioni di tonnellate l’ anno, secondo le stime di Greenpeace. Una volta in mare queste sostanze vengono ingerite dalla fauna (in particolare da plancton, invertebrati, pesci, gabbiani) arrivando addirittura a modificare la catena alimentare. Il 15-20 per cento delle specie marine che finiscono sulle nostre tavole contengono micro plastiche secondo gli ultimi dati. La plastica ingerita da pesci, molluschi e crostacei finisce pure nei nostri piatti. Il rischio è, dunque, anche per gli esseri umani: gli inquinanti rilasciati dalle microplastiche possono essere ingerite e finire nel nostro organismo e, addirittura, interferire con il sistema endocrino umano fino a produrre alterazioni genetiche. Negli anni Novanta il settore della cosmesi e i produttori di prodotti per il make-up hanno cominciato a inserire “microsfere” nei detergenti per la pelle, nei dentifrici, nelle creme da barba. A metà degli anni Duemila i controlli hanno ritrovato queste microsfere di plastica in natura e nei sistemi idrici pubblici, finendo così anche nell’ acqua che sgorga dal rubinetto di casa. Anche le fibre dei tessuti sintetici sempre più diffuse nel settore dell’ abbigliamento domestico ed industriale sono una fonte significativa di microplastiche. Le fibre di plastica, come poliestere, acrilico e poliammide contenute nei tessuti, vengono “erose” attraverso i lavaggi in macchina e poi drenati nei sistemi idrici. Numerose le fonti inquinanti di questo tipo e non baste rebbe questo spazio per elencarle tutte. Veniamo quindi alla risposta alla domanda iniziale: esiste un azione efficace per la soluzione di questo problema? Nel 2015 gli stati generali hanno evidenziato questo problema come una delle emergenze mondiali invitando gli stati membri all’ adozione di misure significative. L’ Italia, grazie all’ approvazione di un emendamento proposto dalle associazioni ambientaliste all’ ultima legge di bilancio, sarà il primo paese al mondo a vietare la produzione e la messa in commercio di cotton fioc di plastica cioè non biodegradabili, a partire dal primo gennaio 2019, e poi, dal 2020, anche di cosmetici contenenti microplastiche. E’ sicuramente un primo significativo passo avanti ma come ci insegna la storia andrebbero modificate le Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: [email protected] I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache abitudini ed il malcostume dei cittadini e dei fruitori dell’ ambiente. La vera soluzione è nelle nostre mani, nelle nostre coscienze e nella consapevolezza che ognuno di noi se pur piccolo può fare la differenza! Cominciamo dalle nostre scelte di acquisto, muoviamoci tra gli scaffali pensando agli imballaggi superflui di cibo e cosmetica, scegliendo prodotti sostenibili: forse la crema con micro granuli può essere sostituita con un esfoliante naturale o forse, semplicemente, non è necessario! E così via… Pensateci, la prossima estate quando incontrerete un cavalluccio marino aggrappato ad un cotton fioc! Non ingoiate il rospo!

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