5 Gennaio 2020

Inizio sprint dei saldi Pieni gli store di Bari: «La rivincita sul web»

BARI Più voglia di negozi e meno acquisti online. I saldi come antidoto allo shopping sul . Sono bastate le prime ventiquattrore per portare un po’ di fiducia. Partiti ieri nella regione, con ribassi sino al 50% (e una previsione di spesa di 168 euro a persona), i saldi hanno fatto spuntare un timido sorriso a Benny Campobasso, segretario di Confersercenti Puglia. «È ancora presto per dare dei dati – dice – ma da un nostro piccolo sondaggio abbiamo riscontrato più interesse con i saldi agli acquisti diretti». Da ieri, e sarà così sino al 28 febbraio, è corsa all’ affare, a Bari e nel resto della regione. Ma senza aspettare troppo, per non correre il rischio di non trovare la taglia giusta. Vie del centro e negozi affollati, anche con qualche coda, nel capoluogo e nelle altre città. Ma alla vigilia, dopo l’ abbuffata degli acquisti di Natale, non c’ era troppo ottimismo tra gli operatori. La stessa Confesercenti Puglia aveva paventato una riduzione rispetto ai saldi invernali di un anno fa, ai quali aveva partecipato al Sud il 48% degli italiani. I timori erano dettati da un sondaggio secondo il quale solo il 46% degli intervistati aveva dichiarato di voler approfittare quest’ anno degli sconti di fine stagione. Continuano a chiamarli così, anche se si dovrebbero definire saldi di inizio stagione. «Gli effetti il cambiamento del clima – dice Campobasso – influisce anche sul commercio. Con lo sconto oggi compri un cappotto che dovresti acquistare più in là perché fa ancora caldo. Speriamo che la Regione Puglia l’ anno prossimo ci consenta di poter posticipare i ribassi». Il settore del commercio lo chiede da tempo. «Ma ha senso solo se viene applicato in tutta Italia», sostiene Alessandro Ambrosi, presidente della locale Camera di Commercio, che ieri ha notato un «discreto movimento» tra le vie del centro di Bari, sempre più territorio delle multinazionali, dove le rivendite storiche chiudono o si trasferiscono (l’ ultimo caso, quello del negozio in via Sparano di Tessuti Pallante, fondato nel 1933 e costretto a traslocare in altra sede). «Ho visto un bel po’ di gente per strada – aggiunge Ambrosi – L’ ottimismo c’ è, anche se al momento è sinonimo di speranza». Tra le preferenze dei consumatori figurano le scarpe, pari a circa il 50%. Seguono maglieria (45%), capispalla (27%), camiceria (26%), magliette e intimo (entrambi al 22%). Ma c’ è anche un 15% in cerca di borse e un 12% di altri accessori, dalle sciarpe alle cinture. Attenzione agli inconvenienti: la possibilità di cambiare un capo è lasciato alla discrezionalità del negoziante, che ha l’ obbligo di accettare le carte di credito. Non solo: i capi devono avere carattere stagionale e il commerciante deve indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale. I ribassi in media sono tra il 30% e il 40%, con punte sino al 50%, motivate – secondo il Codacons – proprio dalle previsioni negative per questo periodo di saldi in seguito al successo di vendite durante il Black Friday dello scorso novembre. Un primo vero bilancio si potrà fare dopo il ponte della Befana. I negozi rimarranno ancora aperti in questi due giorni di festa. La fiducia, nonostante le previsioni non proprio secondo le attese, c’ è. E nel giro di 48 ore si conta di fare un primo monitoraggio positivo. «Sarà un fine settimana lungo e molto importante per il settore», dice Giuseppe Chiarelli, dirigente di Confcommercio. «Non voglio fare previsioni. Aspettiamo martedì e poi tiriamo le prime somme».
francesco mazzotta

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