4 Gennaio 2011

INIZIATIVA CODACONS Class action contro le banche responsabili

 (Il Messaggero (ed. Ancona), 2011-01-04 07:18:00)
CACCIA ai risparmi persi. Sono circa 15.500 nelle Marche (620 mila in Italia) i risparmiatori trascinati nei crac finanziari Cirio, Parmalat e Argentina. Cittadini che, su consiglio delle banche, hanno investito in titoli "spazzatura" i loro risparmi: in media 30 mila euro a risparmiatore, per un totale di 465 milioni solo nella regione. Ora il Codacons lancia anche nelle Marche la campagna «Riprendiamoci il maltolto». Forte di una serie di sentenze favorevoli che hanno riconosciuto agli investitori rimborsi integrali delle somme investite per l’ acquisto di titoli Cirio, Parmalat e Bond Argentina, l’ associazione vuole portare in tribunale le banche che hanno venduto titoli "spazzatura" anche nella regione. Per riavere indietro i soldi è necessario interrompere la prescrizione e citare in giudizio gli istituti di credito. Il Codacons invita i risparmiatori traditi delle Marche ad aderire alla campagna, consultando il sito www.codacons.it. «I tribunali di tutta Italia ci hanno dato ragione – spiega il presidente dell’ associazione dei consumatori Carlo Rienzi – la dinamica è sempre la stessa: la banca ha nel proprio portafogli titoli prossimi al crac e decide di disfarsene collocandomi presso i piccoli risparmiatori, senza avvisare dell’ elevato rischio dell’ investimento. Ai cittadini, spesso anziani privi di qualsiasi nozione di politica bancaria, viene furbescamente fatto firmare un foglio dove essi si assumono piena responsabilità dell’ alto rischio dell’ operazione». Ora pero a favore dei consumatori ci sono alcune sentenze. La più recente del Tribunale di Bologna che afferma: «la banca non ha provato di avere informato il cliente in modo significativo e sostanziale, comunicando le ragioni della inadeguatezza, in modo tale da consentire allo stesso di rendersi conto e decidere consapevolmente: nulla riferisce l’ ordine sottoscritto circa le avvertenze in concreto ricevuto, contrariamente a quanto richiede la disposizione regolamentare, e la banca non ha neppure chiesto di dare prova, con altri mezzi, di avere espletato fino in fondo al proprio obbligo informativo, spiegando perché non era opportuno comprare titoli di quell’ emittente».

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