12 Settembre 2020

Inizia il processo Tap Il Comune parte civile

due i procedimenti: uno per i vertici aziendali, l’ altro per 92 attivisti
Il comune di Lecce fa il suo ingresso nel processo contro Tap. È quanto emerso nel corso della prima udienza che si è celebrata ieri mattina a Palazzo di Giustizia innanzi al giudice Silvia Saracino. Sul banco degli imputati 19 fra manager e dirigenti della multinazionale, oltre a titolari delle ditte esecutrici dei lavori. Su quello della pubblica accusa il pm Alessandro Prontera. Il dibattimento nasce dal filone dell’ inchiesta che ruotava intorno all’ applicazione della direttiva Seveso. Le accuse contestate a vario titolo sono quelle di deturpamento di bellezze naturali, danneggiamento, violazione del testo unico in materia edilizia, inquinamento idrico. Fra le richieste di costituzione di parte civile, dunque, anche quella del comune di Lecce, rappresentato dall’ avvocato Renata Minafra. Nello specifico, l’ amministrazione comunale del capoluogo ritiene che ci sia stato un rilevante danno economico ( ulivi e colture in genere, perdita di valore degli immobili, danno ai turisti), oltre che un ritorno di immagine negativo. Fra le parti civili anche il governatore Michele Emiliano, i comuni di Melendugno, Lizzanello, Corigliano d’ Otranto, Vernole, Martano, Zollino, Castrì e Calimera. Ci sono anche Alfredo Fasiello, presidente del Comitato No Tap Salento e le associazioni Vas Onlus, Codacons, Italia Nostra. Dopo il rigetto di una questione preliminare relativa alla presunta irregolarità della notifica del rinvio dell’ udienza durante il periodo del lockdown, il processo è stato rinviato al prossimo 20 novembre nell’ aula bunker, più capiente. Alle 12, invece, nell’ aula di Borgo San Nicola, il presidente della seconda sezione penale Pietro Baffa, in qua lità di giudice monocratico, ha aperto il processo nei confronti dei 92 attivisti No Tap, accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, danneggiamento, violazione dei provvedimenti dell’ autorità. Si tratta di tre fascicoli ( due del pm Maria Consolata Moschettini, uno della collega Francesca Miglietta) che non sono stati riuniti in un unico procedimento ma che verranno trattati congiuntamente, nella medesima udienza. In seguito alla circolare emanata nelle scorse ore dal giudice Baffa, alla luce delle misure di contenimento per l’ emergenza sanitaria, è stata disposta la celebrazione del processo a porte chiuse. Presenti circa la metà degli imputati, tutti rigorosamente con la mascherina. Oltre alla multinazionale Tap, si sono costituiti parte civile Banca Intesa ( parte lesa in relazione ad un episodio di imbrattamento) ed il vicario del questore di Lecce, che sarebbe stato ingiuriato da uno dei manifestanti. L’ udienza è stata aggiornata al prossimo 25 settembre, quando l’ istruttoria entrerà nel vivo con l’ ascolto dei primi 20 testimoni. È stato poi fissato un fitto calendario, con la speranza di concludere il processo entro l’ anno. «Uno di questi processi ha per oggetto le violazioni che sarebbero state commesse nella zona rossa – spiega l’ avvocato Francesco Calabro, uno dei difensori dei NO Tap – nel gennaio del 2018 circa 50 persone presentarono una corposa denuncia per presunti abusi. Dispiace prendere atto che al riguardo le indagini procedono ancora contro ignoti».

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