10 Aprile 2013

Ingroia, no del Csm all’ incarico in Sicilia

Ingroia, no del Csm all’ incarico in Sicilia

Nulla da fare per l’ ex magistrato Antonino Ingroia: la terza Commissione del Csm, infatti, ha negato all’ unanimità all’ ex magistrato palermitano, l’ autorizzazione a ricoprire l’ incarico di presidente Riscossione Sicilia Spa, che gli era stato assegnato dal governatore siciliano, Rosario Crocetta. Ingroia aveva chiesto alla Commissione l’ aspettativa e il collocamento fuori ruolo. Oggi pomeriggio il plenum ha all’ ordine del giorno il voto sulla delibera, già approvata dalla stessa commissione, che, alla scadenza dell’ aspettativa elettorale concessa all’ ex pm candidato premier per Rivoluzione civile, lo ha assegnato al ruolo di giudice al Tribunale di Aosta, l’ unico collegio nel quale Ingroia non era candidato. Il no da parte della commissione si basa anche su una serie di casi analoghi in cui a magistrati era stata negata l’ autorizzazione per incarichi nella pubblica amministrazione. Il più recente risale a gennaio di quest’ anno quando a Maria Cristina Motta non è stato consentito di andare a fare il direttore amministrativo alla Asl di Verona. Altri due casi a maggio del 2010, quando a Sergio Casarella fu negato un incarico alla direzione centrale del personale dell’ Agenzia delle entrate, e a settembre del 2009 quando Salvatore Cirignotta non fu autorizzato a fare il direttore generale della Asl di Palermo. A questo punto appare scontato il sì del plenum all’ incarico, per Ingroia, di giudice ad Aosta. Il Codacons ”accoglie con soddisfazione” la decisione. ”Il Csm ha accolto la nostra diffida”, spiega in una nota. ”Avevamo infatti chiesto all’ organo della magistratura di non autorizzare la nomina di Ingroia a capo di Riscossione Sicilia – prosegue – sottolineando la palese incompatibilità tra l’ attività di magistrato dallo stesso svolta in Sicilia e il delicato incarico offerto”. Per il Codacons, ”sarebbe stato davvero grave se il Csm avesse permesso ad un magistrato, bocciato alle elezioni politiche, di ricoprire un così delicato ruolo in Sicilia, nonostante le informazioni da egli acquisite nel corso della sua attività di Pm proprio nella regione dove avrebbe poi dovuto far pagare le tasse”.

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