30 Marzo 2010

“Influenza e addio volo: risarciteci”

ROVERETO. Avevano prenotato, pagando per intero i 2600 euro del pacchetto completo: una settimana in una località marittima del Mediterraneo per mamma papà e figlioletto. Ma non sono mai partiti. Il capitano dell’ aereo si rifiutò di imbarcarli per la psicosi da febbre suina. Prima settimana di novembre, aeroporto di Verona Villafranca: la coppia si presenta al check-in per imbarcarsi sul volo che li dovrebbe portare a destinazione, con il bambino in braccio. Il piccolo ha qualche linea di febbre e la hostess li blocca sulla scaletta. Prima di farli accomodare ai posti prenotati deve chiedere al comandante, capitano dell’ aviazione civile. La hostess sparisce nella carlinga e ne esce dopo pochi istanti. «Mi dispiace, ma il capitano dice che non potete partire». Siamo nei primi giorni dell’ allarme pandemia scoppiato per alcuni casi di decesso in seguito alla diffusione del virus H1N1, la "febbre suina", e quelle poche linee di febbre fanno temere che il piccolo possa contagiare gli altri passeggeri e l’ equipaggio. Questa è grossomodo la spiegazione della hostess. In teoria, i genitori potrebbero imbarcarsi: non hanno febbre, stanno benissimo. Ma è evidente che nessuno dei due ha la minima intenzione di abbandonare il bambino in aeroporto, e nemmeno la tentazione di fare le vacanze separate. Rinunciano dunque alle ferie sul Mediterraneo, ma al ritorno a casa si rivolgono all’ ufficio legale del Codacons, che su loro mandato rivolge una richiesta danni all’ agenzia viaggi che ha venduto loro il pacchetto "volo più pernottamento". La responsabilità del disservizio ricadrebbe in realtà sul vettore aereo, ma è l’ agenzia viaggi che ne risponde. Così ora la coppia chiede il rimborso dell’ importo versato, più i danni per la vacanza rovinata. E la "suina"? Era un banale raffredamento stagionale.

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