14 Settembre 2005

Influenza dei polli, massimo stato d`allerta

Influenza dei polli, massimo stato d`allerta

Il professor Raise, infettivologo: «Il temuto salto di specie in Italia è improbabile. È comunque una malattia che possiamo curare»



Non si deve abbassare la guardia, ma neppure lasciarsi andare a ingiustificati allarmismi. L`influenza aviaria è un rischio reale, forse fino ad oggi sottovalutato, ma già parlare di contagi e vittime è forse inopportuno. Gli esperti su questo sono concordi: è necessario controllare gli allevamenti, alzando ulteriormente il grado di allerta, mettere sotto lente le dogane e setacciare il territorio nazionale. Il Comitato europeo che riunisce gli esperti veterinari dei 25 stati membri ha ieri votato lo stanziamento di 800.000 euro per la sorveglianza e il monitoraggio dell`influenza aviaria e all`Italia andrebbero, in base ad un primo calcolo, 90.000 euro.
«Ma da qui a prevedere entro breve 16milioni di contagi e qualche centinaia di migliaia di morti è un po` diverso», chiosa il ministro della Salute Storace, che in questi giorni ha chiesto vengano verificate le stime presentate in questi giorni. Che l`influenza aviaria potesse diventare un pericolo l`aveva indicato anche in passato l`Oms: dopo la Spagnola che aveva mietuto milioni di vittime, quella legata ai polli poteva essere un`altra pandemia. L`allarme allora passò quasi inosservato.Pericolo per l`uomo o per gli animali? La questione si sta sviluppando su due piani, come spiega il dottor Stefano Marangon, direttore sanitario dell`Istituto Zooprofilattico delle Venezie, esperto di influenza aviaria. «Dal 2003 su 150 milioni di polli colpiti in Oriente dal virus dell`influenza aviaria sono stati contagiati 120 uomini, quindi un numero relativamente piccolo rispetto all`esposizione». Il timore che si sta diffondendo in questi giorni è collegato all`eventuale rischio che il virus possa arrivare più massicciamente all`uomo attraverso la mutazione, oppure la ricomposizione con un altro virus umano, come si è già verificato più volte in passato con altre pericolose pandemie. Una condizione che gli addetti ai lavori giudicano difficile da verificarsi, ma comunque plausibile. «L`ultimo caso di pandemia risale ad una trentina di anni fa e visto che mediamente si ripresenta ogni 10-40 anni non è così improbabile che questo si ripresenti», sottolinea il dottor Stefano Marangon.

Va comunque ricordato che fino ad oggi si parla quasi esclusivamente di contagio tra polli, in zone che per altro sono molto lontane dall`Italia, e che i casi umani sono da ascrivere a operatori del settore che sono rimasti a stretto contatto con animali infetti.

Il Codacons, per evitare comunque di trovarci impreparati, chiede che i medici di base vengano “istruiti“ su una possibile pandemia e che il Ministero della Salute di doti di un numero sufficiente di antivirali, senza comunque sprecare risorse inutili. Insomma, la macchina dei controlli sta oliando gli ingranaggi. Dal canto suo gli Istituti Zooprofilattici stanno controllando massicciamente tutti gli allevamenti di polli. In caso di focolai gli animali vengono abbattuti. Di riflesso si è alzata l`attenzione sulle frontiere, per evitare “ingressi clandestini“ che possano rappresentare un pericolo.Ma come può avvenire il tanto temuto passaggio di specie? Si devono verificare condizioni ben precise, come spiega il professor Enzo Raise, dirigente infettivologo a Venezia. «Occorre un`alta concentrazione di polli e di uomini e una elevata promiscuità. – spiega – Fino ad ora il passaggio uomo-uomo c`è stato, ma solo nell`ambito delle famiglie, o dei gruppi molto ristretti. Quindi alta concentrazione del virus, di animali e di uomini rappresenta un rischio». Condizione che nel nostro paese pare essere altamente improbabile. «Nel Sudest asiatico i controlli non ci sono, gli allevamenti sono stipati. Qui da noi ci sono controlli veterinari pubblici e privati che al primo insorgere determinano la distruzione degli animali infetti. – aggiunge Raise – Ad esempio recentemente una epidemia da streptococco suino è passata anche all`uomo, ma solo perché animali e uomini vivevano a stretto contatto».

Situazioni che in Europa difficilmente si verificano. Ma questo non basta per fugare le paure. «Sono comunque legittime perché il virus H5n1 è molto simile a quello della Spagnola che provocò un altissimo tasso di mortalità – spiega Raise – Oggi ci siamo dotati di antivirali e di antibiotici che ci consentirebbero, in caso di epidemia, di far fronte alla situazione. Non dimentichiamo poi che l`influenza non si propaga mai per via aerea, ma “viaggia“ di paese in paese, quindi il suo arrivo non è mai immediato». Per il vaccino gli esperti si dicono pronti, ma il problema sarà quello di produrne grosse quantità in poco tempo.

Intanto, per non sbagliare, a Napoli ieri sono stati distrutti 20mila chili di carne proveniente dalla Cina.



Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this