16 Giugno 2010

INFLAZIONE:FRENA,MA RESTA ALTO CONTO SPESA,VOLA BENZINA/ANSA

ISTAT, A MAGGIO +1,4%; GIU’ ALIMENTARI,SU TRENI E MEZZI PUBBLICI

 (ANSA) – ROMA, 16 GIU – A maggio l’inflazione fa un passo
indietro, arretrando su base annua all’1,4% dall’1,5% di aprile.
La frenata arriva dopo una risalita che l’aveva portata ai
livelli d’inizio 2009. La corsa dei prezzi è stata fiaccata dal
settore alimentare che, rispetto a maggio del 2009, registra un
calo dello 0,4%. Ma a tenere alta l’asticella dell’inflazione
hanno contribuito i rincari su benzina (+15,9%) e trasporti
(+5%), spinti dall’impennata dei biglietti per i treni (+11,1%).
Infatti il conto della spesa quotidiana (affitti, carburanti,
giornali, alimentari, bevande), +2,1%, anche a maggio si
mantiene a livelli superiori a quelli dell’indice generale.
   L’Istat conferma il rallentamento anche su base
congiunturale, si passa al +0,1% dal +0,4%; mentre in Eurolandia
i prezzi continuano ad aumentare, attestandosi all’1,6% (1,5% di
aprile). Guardando più da vicino i capitoli di spesa, a tavola
i prodotti più convenienti sono frutta (-6%) e verdura (-1,6%);
calano, ma meno della media, anche latte, formaggi e uova
(-0,2%). Prosegue la flessione dei prezzi nel comparto
comunicazioni (-2,0%), con l’eccezione dei servizi postali, in
forte aumento (+11,2%). Se il capitolo trasporti è tutto in
rialzo, le impennate maggiori riguardano ferrovie e mezzi
pubblici (+11,2%). Ma, ancora una volta, i tassi più alti sono
stati raggiunti dai carburanti: le quotazioni della verde a
maggio sono salite del 15,9% (+1% su aprile), il diesel ha
segnato un aumento del 17,1% (+2,8% su aprile).
   A livello territoriale non si registrano aree in deflazione:
nei 20 capoluoghi di regione analizzati dall’Istat l’indice dei
prezzi non risulta mai negativo, ma c’é chi cresce più e chi
meno. Così la città più cara è Aosta (+3,0%), seguita da
Trieste (+2,3%) e Napoli (+1,9%), mentre le più economiche sono
Genova, Firenze e Palermo (+0,1%).
   Secondo i consumatori, però, nei dati di maggio non c’é
nulla di positivo, visto che, calcolano, un’inflazione all’1,4%
ha ricadute sulle famiglie intorno ai 420-450 euro annui. Per
Adusbef e Federconsumatori si tratta, infatti, di un dato
"gravissimo"; sulla stessa linea il Codacons, che invita il
governo a "congelare la crescita dei prezzi al dettaglio".
Mentre gli agricoltori fanno notare come la frenata "non basti
al 60% delle famiglie italiane, costrette a cambiare menù alla
ricerca del risparmio". (ANSA).

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this