29 Gennaio 2013

Inflazione, salari doppiati Confindustria: segnali di uscita dalla recessione

Inflazione, salari doppiati Confindustria: segnali di uscita dalla recessione

Il centro studi: crisi durissima, ma ora possibile un rimbalzo In calo del 7,2 per cento il gettito sulla benzina: accise troppo alte LA FRENATA ROMA Confidustria vede l’ uscita dal tunnel. Toccato il fondo, si può ripartire, dice nell’ ultima analisi congiunturale. Proprio ieri, l’ Istat ha diffuso i dati sulle retribuzioni contrattuali orarie: nel 2012 sono aumentate in media dell’ 1,5%. È la metà del tasso d’ inflazione che è arrivato, sempre lo scorso anno, al 3%. Si tratta della crescita media più bassa dal 1983, osserva l’ Istat che ha curato la rilevazione. Anche il divario rispetto alla crescita dei prezzi è un record: è il più alto dal 1995. Alla fine del 2012, inoltre, sono 3,7 milioni i dipendenti in attesa di rinnovo (circa 3 milioni nel pubblico impiego). Non è un caso, allora, che a causa della crisi sia peggiorata a gennaio anche la fiducia dei consumatori. L’ indice, misurato dall’ Istat, è sceso a 84,6 da 85,7 di dicembre. Si tratta del livello più basso dall’ inizio delle serie storiche cominciate nel gennaio del 1996. In questo clima sfiduciato, in cui le aspettative sono al ribasso e le attese di disoccupazione al rialzo, Confindustria apre uno spiraglio. L’ economia italiana «sta toccando il fondo della dura recessione, la seconda in cinque anni. Si delineano i presupposti di un rimbalzo che può dare avvio alla ripresa», afferma infatti il Centro studi degli industriali. La sfiducia ha compresso la domanda interna «ben oltre quanto giustificato dalla situazione oggettiva dei bilanci familiari e aziendali». LE RETRIBUZIONI In questo contesto, è «basilare per la ripartenza è che si sollevi la cappa di paura creata dalla situazione politica interna; perciò – conclude Confindustria – è cruciale che l’ esito delle imminenti elezioni dia al Paese una maggioranza solida, che abbia come priorità le riforme e la crescita». Il record negativo sulle retribuzioni, che riporta l’ orologio indietro di 29 anni, ha aperto un vortice di polemiche. Nessuno tuttavia ricorda che l’ inflazione negli anni ’80 viaggiava a due cifre ed era arrivata a raggiungere il 16-17%. Tornando all’ oggi, l’ Istat fa rilevare che la media dell’ 1,5%, come tutte le medie, è il frutto di situazioni molto diverse tra loro. Nel settore privato, ci sono comparti che hanno registrato medie «significativamente più alte» (come tessile, abbigliamento, chimica arrivate al 2,8%) ed altri che invece si sono fermati al di sotto della media (0,1% nell’ agricoltura; 1,1% nelle telecomunicazioni). Questi aumenti, comunque, riguardano unicamente il settore privato perché nella pubblica amministrazione le retribuzioni sono rimaste ferme, con la sola eccezione dei Vigili del Fuoco (+0,5%), in attuazione del blocco della contrattazione deciso dalle leggi finanziarie dal 2010 e prolungato con l’ ultima legge di stabilità anche al 2013 e 2014. Secondo il Codacons la perdita di potere d’ acquisto, si trasforma in «una tassa occulta di 524 euro per una famiglia di 3 persone». Di fronte all’ emergenza, Raffaele Bonanni, leader della Cisl invoca «un nuovo patto sociale per alzare i salari, tagliare le tasse e rilanciare l’ economia». Per Susanna Camusso, numero uno di Cgil, «i due precedenti governi hanno scelto di affrontare questa crisi attraverso l’ abbassamento del valore del lavoro e delle sue retribuzioni». Non è vero, le risponde l’ ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «I bassi salari sono riconducibili alla politica sindacale egualitaria e centralizzata imposta dalla Cgil». Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, tenta la mediazione: «I primi margini che avrà la finanza dovranno essere impiegati per ridurre il carico fiscale sui redditi più bassi. Al di là che lo dica la Cgil, la Cisl, la Uil o Confindustria, perchè questa è la realtà, e non è possibile essere faziosi su questa emergenza». LA BENZINA Un effetto non previsto dell’ alta tassazione sulla benzina, lo segnala Promotor. In dicembre, il gettito fiscale di benzina e gasolio è calato del 7,2%. E se, senza adeguati interventi, il calo del gettito dovesse protrarsi per tutto il 2013 sui livelli di dicembre, la perdita per le casse dello Stato sarebbe di 2,6 miliardi. È «l’ effetto Laffer, cioè il calo del gettito a fronte di una tassazione eccessivamente elevata». Barbara Corrao © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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