Inflazione, l`Istat sbaglia e fa mea culpa
-
fonte:
- Il Tempo
LA MANNAIA dell?inflazione colpisce le tasche di tutti i consumatori, malgrado le rassicurazione delle statistiche sui prezzi, ma chi paga di più sono i pensionati. Ne è convinto lo Spi-Cgil che in una ricerca, realizzata dal Cer, evidenzia che le famiglie dei pensionati hanno pagato di più rispetto al resto della popolazione la crescita dell`inflazione registrata negli ultimi anni. In sostanza a fronte di quasi 5 milioni di famiglie con pensionati che nel periodo 1997-1999 sperimentavano un caro vita coincidente con il tasso di inflazione programmata, nel triennio 2000-2002 erano solo 700.000 le famiglie che hanno vissuto la medesima situazione. Tutto ciò a causa non solo del distacco (oltre un punto) tra l`inflazione programmata e reale, ma anche del «caro-spesa», ovvero della crescita dei prezzi dei prodotti alimentari superiore rispetto al resto del paniere.
I dati attuali, infatti, si contrappongono con quelli del `97-`99: durante questo biennio il tasso d`inflazione programmato coincide sostanzialmente con l`inflazione effettiva e ben rappresenta la variazione dei prezzi per circa 5 milioni di famiglie con pensionati su circa sette milioni di famiglie totali. Mentre, tra il 2000 e il 2002, non solo il tasso d`inflazione programmato registra un netto scollamento dall`inflazione effettiva, ma risulta anche assolutamente non rappresentativo delle condizioni delle famiglie con pensionati.
Si passa quindi da un periodo in cui l`inflazione era sostenuta e attesa, biennio `97-`99, al biennio successivo in cui l`inflazione è inattesa e colpisce la popolazione in modo ineguale.
La differenza fondamentale, spiega lo Spi-Cgil, è che dall`inflazione attesa ci si può difendere indicizzando le pensioni, retribuzioni, risparmi e titoli. Si possono inoltre stipulare contratti che prevedono esplicitamente l`aumento dei prezzi e l`erosione del potere d`acquisto della moneta. L`inflazione di oggi è inattesa e colpisce le posizioni delle famiglie in modo ineguale.
Quindi altera in modo arbitrario la struttura esistente dei redditi.
Secondo i pensionati della Cgil si corre quindi il rischio che un fenomeno di accelerazione dell`inflazione diffuso inneschi in alcune categorie «forti» meccanismi di recupero del potere d`acquisto che andranno a discapito dei soggetti meno tutelati. Secondo i dati della ricerca per il 10% delle famiglie con pensionati il tasso di inflazione è risalito, a partire dal 1999, da circa il 2,5% a oltre il 4% con un picco superiore al 5% nel 2000. Dal `96 al 2002 la quota di popolazione penalizzata da un incremento dei prezzi superiore alla media è, in entrambi i casi, inferiore al 50%. La situazione cambia nell`ultimo biennio quando l`inflazione è salita sopra al valore medio per il 51,3% delle famiglie con pensionati.
Convivono con livelli di inflazione sopra alla media il 55,4% dei nuclei familiari con un capofamiglia che ha più di 75 anni di età, il 57,2% e il 51,3% di famiglie con monocomponenti e con due componenti, il 57,5 delle famiglie di pensionati residenti nel Sud, il 57,4% e il 53,6% delle famiglie di pensionati con redditi mensili inferiori, rispettivamente, a 516,46 e 1.032,91 euro. Tra il `96 e il 2002 il 46,5% delle famiglie con pensionati ha subito una perdita del potere d`acquisto pari al 3% del reddito reale. Tra il 2000 e il 2002 la quota di famiglie con pensionati che ha subito una perdita di potere d`acquisto registra un sensibile aumento, salendo al 52,5%, con una contrazione del reddito pari all`1,1%.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
