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23 Ottobre 2002

Inflazione, la corsa continua: a ottobre +2,7%

Incidono scuola, vestiti e affitti. I consumatori: sulle famiglie un peso di 705 euro in un anno
Istruzione, vestiario e affitti di casa. Sono questi – secondo le prime valutazioni degli analisti – i «capitoli» che hanno spinto il tasso di inflazione a ottobre al 2,7% annuo (era 2,6 a settembre), cioè a livelli che non si registravano dall`agosto 2001.
Per la scuola, settembre e ottobre, con libri, corredo scolastico, tasse e rrete, sono da sempre mesi «caldi». Anche l`abbigliamento, alla ripresa autunnale, fa segnare ritocchi, specie se la stagione estiva è stata «magra». Ma c`è anche chi ritiene che l`effetto dovuto al passaggio all`euro pesi ancora sui listini prezzi. Infine la casa. Ottobre è uno dei mesi dedicati alla rilevazione degli affitti: il loro adeguamento incide dunque in modo più marcato sul panorama generale del caro vita.
I dati delle città campione hanno indicato un aumento dei prezzi al consumo dello 0,3% rispetto a settembre e portano il carovita a livelli superiori a un anno fa: 2,7% contro il 2,5% di ottobre 2001.
Per quanto riguarda le singole città, gli aumenti tendenziali più alti sono stati quelli di Venezia (3,2%) e di Bari (3,1); i più bassi quelli di Firenze (1,9) e Milano (2,2).
Di fronte a questo nuovo aumento del carovita il governo getta acqua sul fuoco. Nessun allarme inflazione per il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano. A margine di un convegno sullo sviluppo del Sud, il ministro ha detto che il dato dipende «da fattori stagionali». «Del resto – ha aggiunto Marzano – anche l`altro anno eravamo al 2,6%».
Sulla stessa linea Confcommercio, per la quale è «scontato il gradino» inflattivo di ottobre, dovuto essenzialmente «all`effetto petrolio che ha comportato un ulteriore rialzo delle benzine e degli altri prodotti petroliferi». Confcommercio pronostica inoltre che «con ottobre», il cui dato è definito «il più elevato dell`anno», si sia tuttavia «esaurita la spinta al rialzo».
L`aumento coglie invece di sorpresa Confindustria. «È superiore a quello che ci aspettavamo», dice il responsabile dell`ufficio studi Giampaolo Galli. Osservando che i prezzi alla produzione hanno avuto un aumento solo dell`1,4%, Galli afferma che «oltre all`effetto petrolio, c`è un effetto significativo di inflazione da servizi».
Preoccupati i sindacati. «Un brutto segnale», commenta il numero della due della Uil, Adriano Musi, sottolineando che il fenomeno è stato «sottovalutato» e «nonostante i tanti annunci del governo non si riesce a fare una politica di controllo dei prezzi». Identica la posizione della Cisl, espressa dal segretario confederale Raffaele Bonanni, per il quale la situazione «non è per niente sotto controllo» e quindi servono misure strutturali e riforma del modello contrattuale.
E i cittadini hanno già fatto i conti del danno. La corsa verso l`alto dei prezzi al consumo peserà mediamente per 705,61 euro sui bilanci delle famiglie italiane. L`elaborazione è dell`Intesa dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), che chiede un immediato intervento dei governo a tutela dei cittadini.
Molto duro il giudizio dell`opposizione. «È la dimostrazione di una politica economica del governo che ha fatto fallimento», dice il segretario dei Ds Piero Fassino.

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