15 Novembre 2005

INFLAZIONE Indice tendenziale al 2,2\%

INFLAZIONE Indice tendenziale al 2,2\% con un aumento su settembre dello 0,2\%.

Trieste fra le città più care (2,7\%) Venezia resta nella media Il petrolio infiamma i prezzi, sale il costo della vita Sotto accusa i rincari dell`energia: impatto dello 0,8\%. Cala il settore alimentare. Il paradosso del “Paese virtuoso“ RomaBalzo consistente del costo della vita a ottobre con l`indice tendenziale a 2,2\% contro il 2\% che l`Istat aveva registrato a settembre. Un aumento che su base mensile si attesta quindi allo 0,2\%. Rivisto al rialzo l`indice armonizzato, cresciuto dello 0,6\% rispetto a settembre e del 2,6\% su ottobre 2004. Tra le città con il valore annuale più alto, Trieste a 2,7\%, mentre Venezia (2,2\%) resta nella media.E ancora una volta il maggiore contributo alla spirale inflazionistica è venuto dal comparto energia: rispetto a settembre l`aumento è del 2,4\% e su ottobre 2004 del 12,5\%, con un effetto sul dato di ottobre pari a quasi un punto percentuale (0,8\%).All`interno del comparto i beni non regolamentati (in sostanza i combustibili) hanno subito un rincaro del 2,2\% su base mensile e del 14,5\% su base annua; quelli regolamentati (tariffe) sono invece cresciuti rispettivamente del 2,8\% e del 9,9\%.Il comparto energia pesa sostanzialmente su due capitoli, la casa e i trasporti. Il primo (che registra un aumento congiunturale dell`1,2\% e una crescita annua del 6,1\%) sconta in particolare i rincari dell`energia elettrica (+3,9\% mensile, +7,1\% annuo), del gas (+1,9\% e + 10,9\%) e dei combustibili liquidi (+1,5\% e +17\%). Il capitolo trasporti cresce in particolare con la benzina (+2,3\% e +14,4\%) e con il gasolio (+2,8\% e +21,7\%). Dal food nuova battuta d`arresto. Il capitolo alimentare registra una variazione nulla su settembre e un aumento dello 0,2\% rispetto a ottobre 2004. Nel dettaglio, gli alimentari lavorati crescono rispettivamente dello 0,1\% e dello 0,4\%, mentre i non lavorati registrano una variazione nulla su mese e un aumento dello 0,2\% su anno. Le comunicazioni, infine, continuano a mostrare il segno meno e scendono dello 0,1\% su mese e del 4,2\% su anno: diversa è però la dinamica degli apparecchi telefonici (-2,5\% su mese) e dei servizi di telefonia (+0,3\%).In generale, comunque, l`incremento tendenziale più elevato si registra nel capitolo bevande alcoliche e tabacchi, in crescita del 7,3\% a causa di aumenti delle sigarette intervenuti nei mesi scorsi. In crescita sostenuta, infine, risulta anche l` istruzione, a causa degli aumenti delle tasse universitarie e per la scuola secondaria: l`aumento mensile è dell`1,2\% e quello annuale è del 3,3\%.Un interessante incrocio tra l`aumento dei prodotti petroliferi e il costo degli alimentari lo propone un`analisi della Coldiretti sui dati Ismea dei primi dieci mesi. Sui campi si assista a un fenomeno deflattivo con prezzi in calo del 5,8\%, peraltro non trasferito al consumatore finale, mentre i carburanti agricoli hanno subito un incremento del 13\% con una penalizzazione generalizzata per le imprese del Primario. Un motivo in più per sviluppare, come proposto al recente Forum Coldiretti a Cernobbio, una sperimentazione su larga scala e continuativa del carburante alternativo rappresentato dall`olio di semi di girasole.Per la Cgil si tratta dell`ennesimo attacco al potere d`acquisto degli italiani con dati che segnalano una situazione molto preoccupante, che sarebbe assolutamente irresponsabile sottovalutare per gli effetti complessivi su un`economia molto fragile“. Ma Sergio Billè, da Venezia, replica che l`inflazione non è “il principale problema del Paese“ pur riconoscendo la minaccia rappresentata dai costi energetici e in particolare del petrolio. Strana affermazione quella del presidente della Confcommercio quando per anni è andato ripetendo che il cocktail inflazione-recessione stava indebolendo sempre di più la nostra economia. Forse, Billè interpretava le parole del viceministro Urso secondo cui “Il lieve aumento dell`inflazione dovuto in gran parte al caro petrolio, è comunque inferiore alla media europea (+2,5\%) e delle retribuzioni che crescono più dell`inflazione (+3,2\%)“. È il paradosso del “Paese virtuoso“ che, denuncia Intesa Consumatori, trova nell`Istat la “certificazione“ scientifica.

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