3 Marzo 2010

Inflazione in frenata ma i prezzi aumentano

 

Roma.  L’inflazione a febbraio rallenta, secondo la prima stima provvisoria dell’Istat. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo risulta in aumento dell’1,1% su base annua, ma resta invariato su base mensile. Secondo l’Istat, il rallentamento va attribuito alla stabilità dei prezzi dei servizi (da +2% a +1,8%). Il tasso di crescita dei prezzi dei beni è rallentato di un decimo di punto. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) è salito a febbraio dello 0,1% e dell’1,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
In sostanza, un’inflazione stabile, anche se non mancano indici di tensioni: ad esempio, la benzina verde è salita di mezzo punto su base mensile, ma l’aumento annuo è del 15,7%, inferiore al 17,9% rilevato a gennaio. Tra i prodotti alimentari, frutta fresca e olio di oliva scendono del 3,3% su base annua, mentre i vegetali freschi salgono del 3,4%.
Non è agevole «spulciare» i dati uno per uno, più semplice mettere a confronto le reazioni. Per i commercianti, la tenuta dei prezzi è «merito» della crisi, anche se va dato atto alla categoria di un comportamento responsabile. Una nota di Confcommercio osserva che la tendenza alla moderazione dei prezzi interessa i beni rispetto ai servizi, confermando il ruolo della distribuzione in un momento molto difficile per le famiglie. Per gli agricoltori, ci vorrebbe un’inflazione a «chilometri zero». Tutti i prodotti agricoli rincarano nei passaggi dall’azienda agricola al banco del mercato. I conti degli agricoltori sono semplici. Ogni prodotto alimentare percorre circa duemila chilometri prima di arrivare sulla mensa delle famiglie. Chi acquista il made in Italy può risparmiare sui prodotti stranieri che costano dieci volte tanto perché vengono da lontano, mentre i trasporti su gomma aggravano l’inquinamento.
Per i consumatori, anche un tasso d’inflazione dell’1,2% si traduce in un carico di 360 euro l’anno sui bilanci delle famiglie.
L’Ocse (organizzazione dei Paesi più industrializzati) richiama l’attenzione sul rialzo dei prezzi dell’energia risuscitando lo spettro del caro-petrolio. Secondo Eurostat, la discesa del tasso dell’inflazione dall’1% di gennaio allo 0,9% di febbraio è il primo dal minimo storico di +0,7% registrato in Eurolandia a luglio dello scorso anno. L’inflazione bassa non dispiace, anche se è frutto di una lunga crisi. Ora, però, è necessario ricreare condizioni di fiducia, per il sostegno della domanda interna e la tenuta delle imprese. La ripresa dovrebbe partire con la riforma fiscale, anzi con misure in grado di anticipare la riforma.
Per i consumatori, «aumenta sempre più lo scostamento tra l’indice dell’inflazione il costo reale della vita». Questo, a giudizio del Codacons, è salito del 2,4%, cioè del doppio rispetto al dato fornito dall’Istat. E’ preoccupante l’aumento mensile della voce abitazione, acqua, elettricità e combustibili, salito dello 0,3% a febbraio.
«Per molte famiglie il 2010 – dichiara Paolo Landi, segretario generale Adiconsum – si presenta più difficile del precedente anno. E anche se mettendo a confronto i dati dell’inflazione 2009 con l’andamento delle retribuzioni emerge che queste ultime sono leggermente superiori, tale dato rischia di non essere veritiero poiché numerose sono le famiglie in cassa integrazione o senza posto di lavoro. La conferma alla nostra affermazione si ritrova nei drammatici dati sull’occupazione diramati nei giorni corsi dalla stessa Istat».
Sotto accusa anche il nuovo «paniere», dove i prodotti che vedono scendere i prezzi hanno un peso più grosso di quelli che li vedono salire.
Infine, è un po’ strano che di fronte a un calo dei consumi del 2,5-3 per cento, l’inflazione continui a salire. Quale inflazione ci attende per il prossimo futuro? L’Isae osserva che dopo sei mesi di risalita dei prezzi il fenomeno s’interrompe. I consumatori si attendono rincari, i produttori prevedono ribassi. Siamo di fronte ad un quadro non univoco delle previsioni.
A giudizio dell’Isae, in una prospettiva di breve periodo, il tasso dell’inflazione dovrebbe aumentare fino all’estate con intensità limitata, per acquistare più forza in seguito. Ma le attese sono prudenti e comunque non allarmistiche.
Paolo R. Andreoli

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