Inflazione in Europa al top dal 2011
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fonte:
- Il Secolo XIX
Continua a salire l’inflazione nella zona euro,e lo fa anche in Italia (sia pure a passo più lento); la ripresa economica post-Covid si conferma solida, strutturale, ma dalla Germania e dagli altri Paesi europei “frugali” tornano a farsi sentire gli appelli all’austerità volti a frenare l’inflazione, destinati però a stroncare anche la ripresa se ascoltati. Cominciamo dai numeri. Secondo la stima flash di Eurostat il tasso d’inflazione nell’insieme della zona euro è salito al 3% ad agosto, in aumento dal 2,2% di luglio e ai massimi da dieci anni.A pesare è soprattutto l’energia (15,4% rispetto al 14,3% di luglio), seguita dai beni industriali al netto dell’energia (2,7% contro 0,7%), da alimentari, alcolici e tabacco (2% dall’1,66% di luglio) e dai servizi (1,1% rispetto a 0,9%). I tassi d’inflazione più alti si registrano in Estonia (5%), Lituania (4,9%) e Belgio (4,7%). Alle cifre dell’Eurostat si affiancano quelle italiane dell’Istat: da noi ad agosto il Nic (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività al lordo dei tabacchi) segna un aumento dello 0,5% su base mensile e del 2,1% su base annua (dal +1,9% del mese precedente). L’Istat sottolinea che si tratta del livello più alto dal gennaio 2013, quando si registrò un aumento dei prezzi del 2,2%. L’accelerazione tendenziale dell’inflazione si deve prevalentemente ai prezzi dei beni energetici (da +18,6% a luglio a +19,8%) e in particolare alla componente non regolamentata (da +11,2% a +12,8%). Reazioni preoccupate dalle associazioni di consumatori: il Codacons stima un aumento di spesa per la famiglia-tipo italiana di 584 euro su base annua, mentre la Federconsumatori alza la stima a 625 euro. Sul fronte della crescita economica l’Istat conferma la variazione sostenuta del Pil nel secondo trimestre che era stata preannunciata da recenti stime dello stesso Istituto: l’espansione del prodotto interno lordo è del 2,7% in termini congiunturali (cioè di mese in mese)e del 17,3% in termini tendenziali (rispetto a un anno fa, in piena crisi da pandemia). Il forte recupero dell’attività produttiva si deve sia all’industria sia al terziario. La componente interna dei consumi cresce del 2,6%, quella della domanda estera dello 0,3% e quella degli investimenti dello 0,5%. Il capo economista di Nomisma, Lucio Poma, commenta così l’insieme di questi dati: «L’Istat conferma la crescita del 2,7% del Pil e l’Ocse ci promuove seconda economia mondiale in quanto a crescita nel secondo trimestre. Alla luce di ciò, la timida crescita dell’inflazione è fisiologica e non deve destare preoccupazione né allarme. Speriamo che non diventi uno strumento dei “falchi” europei per mettere in discussione le linee guida della Bce». Invece è proprio quello che sta succedendo. Al momento la Banca centrale europea sostiene che l’inflazione al 3% sia un fatto temporaneo che non giustifica né la fine degli acquisti di titoli sul mercato né un aumento dei tassi di interesse. Ma in vista della prossima riunione del direttivo della Bce il 9 settembre si è fatto sentire il governatore della Banca d’Austria, Robert Holzmann, secondo cui «bisogna cominciare a ragionare sull’uscita dalle misure straordinarie anti-crisi. Abbiamo l’opportunità di discutere come chiudere il tema pandemia e focalizzarci sulla lotta all’inflazione».In seno alla Bce dietro all’Austria si profila la Germania, dove l’inflazione è uno spauracchio psico-sociale più che una questione economica,e in qualche altro Paese serpeggiano le stesse opinioni.
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