21 Febbraio 2007

INFLAZIONE/ IN 2006 COLPISCE SOPRATTUTTO FAMIGLIE POVERE

Roma, 20 feb. (Apcom) – Forse per chi ogni mese deve stringere la cinta per far quadrare i conti di casa sarà la scoperta dell`acqua calda, tuttavia adesso c`è anche il timbro dell`ufficialità: nel 2006 il caro-vita ha colpito soprattutto le famiglie più povere, vale a dire i nuclei con bassi livelli di spesa per consumi. Per loro il costo della vita è aumentato del 2,85%, contro una media del 2,5% per il complesso delle famiglie. A mettere sul tavolo questi dati è l`Istat, che, dopo le polemiche seguite al caro-euro, ha costituito una commissione apposita a metà 2005, che ha chiuso i lavori a fine 2006, per mettere a punto panieri specifici per determinate categorie di famiglie “disagiate“. Tuttavia le associazioni dei consumatori non sono soddisfatti dei risultati, dato che si attendevano una differenza maggiore tra l`indice per le famiglie più povere e quello per la media nazionale. Sotto accusa, ancora una volta, il sistema di ponderazione dei panieri Istat. Svantaggiati – afferma l`Istat – rispetto alla madia, nel 2006, anche i nuclei di pensionati con bassi livelli di spesa (+2,78%). Impatti più contenuti e in sostanza analoghi si rilevano per le famiglie in affitto o subaffitto (+2,52%) e per famiglie di pensionati (+2,51). Nel complesso del periodo 2001-2006 – rileva comunque l`Istituto – i tassi cumulati d`inflazione calcolati per le diverse sottopopolazioni non risultano di molto differenti. Le variazioni degli indici dei prezzi al consumo, tra dicembre 2000 e dicembre 2006, per i nuclei “disagiati“ sono molto vicine a quella per il complesso delle famiglie (pari a +15,41%). Tassi di crescita lievemente più sostenuti si rilevano per le famiglie con basso livello di spesa per consumi (+15,76%), seguite dalle famiglie in affitto o subaffitto (+15,56%), dalle famiglie di pensionati (+15,27%) e dalle famiglie di pensionati basso livello di spesa per consumi (+15,25%) La maggiore o minore inflazione sopportata dalle diverse categorie è determinata sia dalla struttura della loro spesa per consumi sia dalla dinamica dei prezzi, differente per i singoli beni e servizi. Nel 2006, ad esempio, la penalizzazione subita dalle famiglie con bassi livelli di spesa per consumi è da imputarsi in gran parte al peso elevato che le spese per l`abitazione, ed in particolare quelle relative alle tariffe energetiche, hanno sulla loro spesa complessiva. La forte crescita dei prezzi dei beni e servizi compresi nel capitolo relativo all`abitazione spiega il 57,9% dell`inflazione subita nel 2006 dalle famiglie di pensionati con bassi livelli di spesa per consumi e il 45,9% di quella relativa al complesso delle famiglie con bassi livelli di spesa per consumi, impatti notevolmente superiori rispetto al 32,8% relativo al complesso delle famiglie. Le differenze tra inflazione percepita ed inflazione rilevata – attacca Adiconsum – non si spiega modificando il peso del paniere. Il problema da affrontare sono i “ribasamenti“, che si verificano con il cambio di un prodotto legato all`innovazione tecnologica. Le famiglie con un più basso livello di consumi – aggiunge l`Adoc – subiscono un`inflazione più pesante di almeno 2 punti percentuali, e non solo uno, rispetto alla media rilevata mensilmente, tenendo conto che su queste fasce incidono di più i consumi quotidiani, le tariffe, gli affitti che sono le voci che subiscono costanti e cospicui aumenti. Anche Adusbef e Codacons hanno di mira lo stesso obiettivo polemico: “panieri Istat lontani dalla realtà“.

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