6 Ottobre 2020

«Inflazione, il cruccio dei banchieri centrali»

Il repentino rialzo dei prezzi di frutta e verdura registrato a primavera di quest’ anno da Codacons e Coldiretti ha lasciato sperare a molti economisti che finalmente l’ inflazione si fosse decisa a salire di qualche punto percentuale. Queste aspettative sono tuttavia smentite dagli ultimi dati ufficiali: l’ inflazione inter annuale nell’ area euro di agosto è sul -0.5%, il dato più basso dal 2016.Il compito di tenere sotto controllo l’ inflazione spetta alle banche centrali, che da 30 anni lo fanno manipolando il tasso d’ interesse della valuta, ovvero il costo che deve pagare chi la prende a prestito per poi restituirla. Se le banche centrali alzano i tassi d’ interesse il cittadino troverà più conveniente investire dando a prestito il suo denaro, anziché spenderlo: la banca centrale assorbe in questo modo la quantità di moneta circolante e tiene sotto controllo inflazione e indirettamente l’ occupazione.Con tassi d’ interesse a zero e l’ occupazione schiacciata da salari stagnanti, questo sistema di trasmissione non funziona più e le banche centrali sono in balia di una macchina fuori controllo.Il cambiamento strutturale che coinvolge le economie avanzate impone di rivedere l’ impianto della teoria economica e le basi della nostra politica economica comunitaria.Per tornare ad esercitare pressioni di politica monetaria le banche centrali Europee e degli Stati Uniti hanno di recente rivisto i loro obiettivi strategici: la Fed, la banca centrale Usa, cercherà di mantenere un valore medio dell’ inflazione del 2% e interverrà sul tasso di occupazione solo nel caso che questo scenda al di sotto di un certo livello considerato minimo.La Bce d’ altro canto sta ancora elaborando la propria ricetta per uscire dall’ impasse ma, date le ultime dichiarazioni di Christine Lagarde, sembra convergere verso le medesime scelte adottate dalla Fed.Negli ultimi anni le banche centrali hanno varato molte politiche non convenzionali, per cercare di stimolare economia e inflazione. Ora gli istituti devono affrontare un graduale cammino di «normalizzazione» delle politiche per poter tornare a governare anziché subire gli effetti erratici di una politica monetaria allo sbando.
lisa toniolo

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