Inflazione giù, ma è sempre polemica
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fonte:
- Il Mattino
Battuta d`arresto per l`inflazione a febbraio, come sempre seguita da uno strascico di polemiche. Secondo i dati delle città campione i prezzi sono aumentati dello 0,2% rispetto a gennaio, con un`inflazione al 2,7% (2,8% a gennaio).
Ma calcolata raffrontando gli indici mensili, l`inflazione potrebbe rivelare ancora qualche sorpresa al ribasso, e attestarsi attorno al 2,6%. E se da una parte gli analisti attribuiscono il calo del tasso inflattivo al calo del costo dei farmaci, è proprio sul calcolo del prezzo dei medicinali e il conseguente computo nell?inflazione, invece, che i consumatori pongono l?accento.
L`aumento del costo della vita a febbraio dovrà essere confermato dall`Istat, che diffonderà la stima provvisoria il 3 marzo e il dato definitivo il 13. Se confermato, l`incremento del 2,7% indicherebbe che il caro vita è tornato ai livelli dello scorso ottobre. E sarebbe il primo calo – dopo una serie di aumenti – da otto mesi (giugno 2002). Tra le 12 città campione, quella che ha registrato un aumento maggiore dei prezzi è Venezia (+0,8%), seguita da Napoli (+0,4%). In termini tendenziali annui, l`aumento maggiore si registra sempre a Venezia (+3,6%), seguita ancora da Napoli (+3,3%).
Non si arresta, dunque, la polemica sul prezzo dei farmaci. Per l`Intesa dei consumatori, che ha costretto l`Istat ad ammettere l`errore nelle rilevazioni di gennaio, la diminuzione dei prezzi dei farmaci sarebbe infatti «solo presunta». Molti dei farmaci passati nella fascia a pagamento, e quindi a carico dei cittadini, affermano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, «hanno infatti anche subito pesanti aumenti di prezzo, dal 10 al 100%, con picchi addirittura del 200%». In più, continua l`Intesa, la riforma sanitaria sembra aver avuto effetti positivi solo sull`indice italiano e non su quello europeo. La differenza, continua l`Intesa, è dovuta alla diversità di calcolo per le spese sanitarie tra indice nazionale e indice armonizzato. Nel primo conta infatti il prezzo del farmaco segnato sulla scatola, mentre nel secondo conta il costo reale affrontato dal cittadino pagando il ticket.
«Se il prezzo del farmaco passa da 10 euro a 9, ma il prodotto viene spostato dalla fascia A (ticket) a quella C del prontuario (prezzo a totale carico del cliente), – afferma l`Intesa – per l`Istat-Italia c`è uno sconto di 1 euro (da 10 euro a 9, pari a -10%), mentre per l`Istat-Europa c`è un rialzo da 3 (vecchio ticket) a 9 euro, pari a più 200%. In questo modo l?aumento di spesa per le famiglie italiane del 10,74% verrà rilevata, a febbraio, solo dal paniere-Europa e non da quello delle città campione, calmierato a regola d`arte».
Confindustria, intanto, valuta positivamente il dato sull`inflazione, ritenendolo una conferma delle aspettative di raffreddamento, ma avverte: «Attenzione ai contratti, prima di tutto quello del pubblico impiego, che potrebbero generare una ripresa della pressione inflattiva».
Se per Cgil, Cisl e Uil il tasso, seppur in flessione, resta ancora alto, Confesercenti e Confcommercio pongono l?accento sul rischio aumento del petrolio legato alla guerra in Iraq, con la prima associazione che chiede «un bonus fiscale contro il caro-benzina». E il ministro per le Attività Produttive Antonio Marzano getta acqua sul fuoco: «Il tasso non ci preoccupa, nonostante il caro-greggio».
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