Inflazione giù a +1,2% con benzina e consumi
ROMA L’ inflazione ad aprile crolla, passando a 1,2% dall’ 1,6 di marzo, con un salto all’ indietro che riporta l’ Italia a febbraio 2010. Lontanissimi sono gli alti livelli su cui si era stabilizzata tra fine 2011 e buona parte 2012: nell’ arco di cinque mesi la crescita dei prezzi si è dimezzata. D’ altra parte, con aprile, cono sette i mesi consecutivi di rallentamento. Ma il timore che arriva da più parti è lo stesso: c’ è poco da esultare, dietro il calo dei prezzi c’ è la frenata altrettanto consistente, se non maggiore, dei consumi. Il termometro Istat sui listini segna temperature gelide sul fronte prezzi, imputate soprattutto al settore energetico. Comparto in deflazione ad aprile, come non accadeva dal 2009. In particolare, rispetto all’ anno precedente le quotazioni della benzina segnano -4% e quelle del gasolio -3,6%, mentre fino a qualche mese fa si registravano incrementi a doppia cifra. Rallenta pure il carrello della spesa, l’ insieme dei beni acquistati con più frequenza (ad aprile +1,5%). La frenata dei prezzi è una buona notizia per le tasche degli italiani, ma allo stesso tempo è un altro sintomo della crisi. L’ inflazione scende, infatti, anche per effetto della stretta sui consumi. Il carovita flette nel tentativo di risuscitare una domanda piatta. Ma il successo non è assicurato e il rischio deflazione potrebbe prima o poi affacciarsi. Lo stesso sta accadendo anche in Europa, secondo Eurostat nei 17 Paesi dell’ unione monetaria l’ inflazione è passato all’ 1,2% dall’ 1,7% di marzo. I consumatori del Codacons hanno accolto con un «finalmente» la frenata dei prezzi, mentre secondo Federconsumatori e Adusbef c’ è ben poco da rallegrarsi (stimano una stangata annua da inflazione pari a 530 euro a famiglia). Sul fronte opposto, la Confcommercio mette in evidenza «il protrarsi di una situazione di eccezionale contrazione dei consumi». Sulla stessa linea Coldiretti e Cia-Confederazione italiana agricoltori: l’ inflazione cala solo perchè le famiglie non comparano più. Intanto l’ economista Alberto Quadrio Curzio, parla di «un segno» che potrebbe prefigurare «una sindrome giapponese, una recessione di lunghissimo periodo dalla quale Tokyo sta cercando di uscire con delle politiche espansive molto accentuate che presentano anche qualche fattore di rischio»».
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