1 Dicembre 2005

Inflazione ferma a novembre

Secondo l`Istat l`incremento annuo è immobile al 2,2%, lo stesso valore di ottobre. Inflazione ferma a novembre



Tregua dal petrolio, ma crescono gli alimentari Inflazione stabile nel mese che si è appena chiuso. Si tratta però di una stabilità piuttosto precaria perché è dovuta in particolare al calo della benzina che ha bilanciato la ripresa della crescita dei prodotti alimentari, prodotti che con l`avvicinarsi del Natale rischiano ulteriori aumenti. A novembre, secondo la stima effettuata dall`Istat, l`indice dei prezzi al consumo è rimasto bloccato a 125,3 (base 1995=100) lasciando ferma la variazione rispetto al mese precedente, pertanto anche l`incremento annuo rimane immobile al 2,2%, lo stesso valore registrato a ottobre. Insomma, dal petrolio arriva una tregua salutare per l`inflazione, ma ora c`è il rischio che da altri settori arrivino colpi proibiti sul costo della vita. I beni, che nei mesi scorsi hanno fatto rilevare aumenti meno sensibili rispetto ai servizi, sono in ripresa tanto che i tendenziali dei due settori sono ormai appaiati, +2,1% i beni e +2,2% i servizi. Comunque l`inflazione di fondo, quella depurata dai beni più volatili come quelli alimentari non lavorati e quelli energetici, è un po` più tranquilla ed è pari all`1,8%. Paghiamo quindi con quattro decimali l`andamento incerto di tali beni, ma in particolare va rilevato che il contributo del solo settore energetico all`inflazione, nonostante il calo dei carburanti, è di ben sei decimali contro gli otto rilevati a ottobre. L`aumento congiunturale più consistente si è verificato nel capitolo relativo ai servizi sanitari e spese per la salute (+1,3%). Tale aumento, spiegano i tecnici, si deve soprattutto ai medicinali che hanno segnato un +2,5% perché dal 1° novembre non è più applicato lo sconto governativo del 4,12% istituito nel giugno del 2000. Seguono i mobili, articoli e servizi per la casa (+0,4%) e i servizi vari (+0,4%). Meno forte, ma di certo importante per il peso del capitolo, l`aumento dei prodotti alimentari, bevande e tabacchi (+0,1%), che risentono della crescita sia degli alimentari lavorati sia di quelli non lavorati. Tra i ribassi appare di rilievo quello delle carni di pollo, il cui consumo come noto è crollato per i timori dell`influenza aviaria. Scendono, al contrario, i prezzi nei trasporti (-0,5%) per il calo della benzina, del gasolio e dei trasporti aerei, nei servizi ricettivi e di ristorazione (-0,4%), nelle comunicazioni (-0,2%) e nell`istruzione (-0,2%). Gli aumenti tendenziali più forti, invece, sono stati registrati nelle bevande alcoliche e tabacchi (+7,3%), nell`abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+5,8%) e nei trasporti (+4,1%), mentre i più bassi sono stati rilevati nello spettacolo e cultura (+0,9%) e nei prodotti alimentari, bevande e tabacchi (+0,6%), ma questi ultimi subiscono una forte accelerazione, infatti a ottobre erano a +0,2%. Sostanziale stabilità per i prezzi dei beni di largo e generale consumo e conferma del perdurare della stagnazione: questo è il commento del Centro studi di Confcommercio ai dati Istat. In particolare, rileva il Centro studi, `per gli alimentari e le bevande si sconta anche nell`ultimo mese una variazione congiunturale modesta (+0,1%) e una crescita rispetto all`analogo mese dello scorso anno dello 0,6% (a fronte del 2,2% registrato dall`indice generale), smentendo quanti vedevano nelle ultime settimane aumenti ingiustificati e fuori controllo proprio all`interno di questo comparto`. Di tutt`altro tenore il commento di Intesaconsumatori, secondo cui l`inflazione reale, `per le categorie con reddito pari a 1.500 euro al mese, è compresa tra il 6,4 e l`8,6%; la situazione peggiora però se si considerano i redditi minimi fino a 516 euro, per i quali l`inflazione reale è del 22%. è il caso di dire allora che l`Istat ha dimenticato una virgola`. Per il vicesegretario generale dell`Ugl, Renata Polverini, `neppure l`Istituto di statistica riesce a nascondere l`allarmante aumento dei generi di prima necessità, quelli che incidono di più nei bilanci delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati, tutte categorie deboli purtroppo non considerate dalla Finanziaria che il parlamento si appresta a varare`.

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