15 Ottobre 2021

Inflazione al top da novembre 2012 in Italia, Confcommercio la vede al 3,3% a ottobre

Balzano ancora i prezzi dell’energia e degli alimentari così a settembre l’inflazione italiana è salita del 2,5% su anno (+2% il mese precedente, +2,6% la stima preliminare), ai massimi da novembre 2012, secondo la lettura definitiva fornita stamani dall’Istat che ha rivisto leggermente al ribasso i dati preliminari. Su mese è scesa dello 0,2%. La prima lettura, diffusa il 30 settembre scorso e in linea con le attese degli economisti, si attestava a -0,1%. L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,7% per l’indice generale e a +0,8% per la componente di fondo.

L’Istituto di statistica ha spiegato che l’inflazione anche a settembre ha continuato a essere sostenuta in larga parte dalla crescita dei prezzi dei beni energetici (da +19,8% di agosto a +20,2%) sia della componente regolamentata (da +34,4% a +34,3%) sia di quella non regolamentata (da +12,8% a +13,3%). Questi ultimi hanno contribuito all’accelerazione rispetto ad agosto che si deve anche e in misura più ampia ai prezzi dei beni alimentari (da +0,7% a +1,0%), a quelli dei beni durevoli (da +0,5% a +1,0%) e a quelli dei servizi relativi ai trasporti che hanno invertito la tendenza da -0,4% a +2%. Un contributo all’accelerazione è arrivato anche dai prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +1,5% a +1,8%).

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici hanno accelerato, rispettivamente, da +0,6% a +1% e da +0,5% a +1,1%. Il calo congiunturale dell’indice generale, ha continuato l’Istat, è dovuto prevalentemente alla diminuzione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-3,1%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,5%), in entrambi i casi dovuta per lo più a fattori stagionali; tale dinamica è stata solo in parte compensata dall’aumento dei prezzi degli alimentari non lavorati (+0,8%). Infine, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) ha registrato un aumento dell’1,3% su base mensile e del 2,9% su base annua (da +2,5% di agosto), la stima preliminare era +3%.

Confermata, dunque, la “stangata d’autunno” preannunciata dal Codacons. Numeri che rappresentano una minaccia sul fronte dei consumi, ha sottolineato il presidente, Carlo Rienzi. Infatti, l’inflazione al 2,5% produce un aggravio di spesa su base annua, considerata la totalità dei consumi di un nucleo, pari a +768 euro a famiglia, con un vero picco per i trasporti che registrano a settembre un aumento tendenziale del +7%: in pratica una famiglia con due figli solo per gli spostamenti deve mettere in conto una maggior spesa pari a +378 euro annui. “Una fiammata dei prezzi che rischia di frenare la crescita dei consumi e rallentare la ripresa economica del paese”, ha avvertito Rienzi.

E la stangata d’autunno, purtroppo, è destinata ad aggravarsi. “I rincari delle bollette luce e gas scattati a ottobre e la corsa senza freni dei carburanti alla pompa avranno un impatto fortissimo sull’inflazione, con i prezzi al dettaglio che continueranno ad aumentare in numerosi comparti, compresi gli alimentari”, ha aggiunto Rienzi che per tale motivo ha rivolto un appello al governo Draghi affinché, dopo le bollette dell’energia, intervenga anche sulla tassazione che vige su benzina e gasolio, tagliando Iva e accise allo scopo di contenere la crescita dei prezzi al dettaglio e salvaguardare le tasche delle famiglie.

In effetti, ha osservato anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, la corsa al rialzo di luce, gas e carburanti “sta avendo effetti nefasti, non solo perché incide direttamente sul reddito disponibile delle famiglie, ma perché l’inflazione riduce il potere d’acquisto delle famiglie e rallenta il rimbalzo atteso sui consumi, con conseguenze sul pil, composto per il 60% dalla spesa delle famiglie residenti, precipitata nel 2020, in valori correnti, dell’11%”.

Quindi, “urge un intervento ulteriore del governo sulla bolletta energetica e una riduzione delle accise sui carburanti. L’inflazione al 2,5% significa, per una coppia con due figli, un aumento del costo della vita pari a 942 euro su base annua, 364 solo per abitazione, acqua ed elettricità, 378 euro per i trasporti. Per una coppia con 1 figlio, la maggior spesa annua è pari a 878 euro, 365 per l’abitazione, 329 per i trasporti, per una famiglia media il rialzo complessivo è di 736 euro, 343 per l’abitazione e 242 per i trasporti”, ha concluso Dona.

Con l’accelerazione nella crescita dei prezzi che non risparmia l’Italia, passata in pochi mesi dalla deflazione a un’inflazione prossima al 3%, Confcommercio ha stimato per il mese di ottobre un incremento dei prezzi al consumo dello 0,8% su base mensile e del 3,3% su base annua. Perché al di là dell’importante contributo fornito dalla componente energetica, regolamentata e non, si cominciano a notare alcuni movimenti anche nei prezzi di altri beni e servizi. Il permanere di tensioni sulle materie prime, non solo energetiche, e di strozzature nelle catene di produzione e distribuzione a livello globale stanno, peraltro, cominciando a generare alcuni effetti anche sui prezzi di altri beni e servizi. Tale situazione, ha indicato Confcommercio, conferma le preoccupazioni su durata e intensità del fenomeno e le possibili ripercussioni, nel 2022, sulla politica monetaria e sui comportamenti delle imprese e delle famiglie. (riproduzione riservata)

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