Inflazione al 2,2% a gennaio
-
fonte:
- Il Cittadino
Inflazione al 2,2% a gennaio. Un dato in salita, visto che a dicembre 2005 l`indice dei prezzi era al 2%. Lo ha comunicato ieri l`Istat, confermando così i dati preliminari, mentre i prezzi su base mensile sono cresciuti dello 0,2%. Per quanto riguarda l`indice armonizzato, l`Istituto di via Cesare Balbo ha corretto al ribasso la stima in quanto a gennaio c`è stata una variazione di -0,9% (rispetto allo 0,8%) su base congiunturale e del 2,2% (anziche` 2,3%) su base tendenziale. A gennaio, gli aumenti congiunturali e tendenziali più significativi hanno riguardato i capitoli abitazione, acqua, elettricità e combustibili (rispettivamente +0,9% e +5,8%). Rispetto a dicembre 2005 il settore ricreazione, spettacoli e cultura ha invece fatto segnare un +0,7%, quello dei servizi ricettivi e di ristorazione +0,5% e quello bevande alcoliche e tabacchi +0,4%. Variazioni negative sono state rilevate dall`Istituto nazionale di statistica nei servizi sanitari e spese per la salute (-0,8%) e nei trasporti (-0,2%). Rispetto a gennaio 2005, inoltre, i settori che hanno registrato gli aumenti maggiori sono stati anche quello dei trasporti (+4%), bevande alcoliche e tabacchi (+3%) e istruzione (+2,9%). In calo, invece, il capitolo comunicazioni (-3,7%). Torino è stata la città in cui l`Istat ha rilevato l`aumento tendenziale dei prezzi al consumo più elevato (+2,9%), seguita da Aosta e Ancona (+2,7% per entrambe), Perugia, Campobasso e Cagliari (+2,5%) e Trieste (+2,4%). Gli aumenti tendenziali più moderati hanno invece riguardato Bari (+1,3%), Milano e Firenze (+1,9%), Genova, L`Aquila e Palermo (+2%). Ma i nuovi numeri sul carovita segnalati dall`Istat non convincono l`Intesaconsumatori, che giudica “irreale“ i dati “visti i pesanti aumenti che i cittadini hanno registrato nel primo mese del nuovo anno“. Secondo le associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) sia l`Istituto nazionale di statistica che l`Isae “sfornano dati edulcorati, numeri favolosi che cozzano, tanto per cambiare, con la dura realtà delle famiglie, costrette ad indebitarsi e ad ipotecare, con sempre maggior frequenza, anche il quinto dello stipendio e perfino le case dei vecchi, solo per conservare un tenore di vita decente per sopravvivere“. “Gli “azzeccagarbugli“ dei dati edulcorati, come Istat e Isae, per compiacere i governanti – continuano i consumatori – dovrebbero avere la compiacenza di smettere di dare numeri al lotto, lontani anni luce da una realtà durissima che interessa milioni di italiani con la “sindrome della terza settimana“, anche frequentando piazze e mercati, non solo i salotti dove vengono snocciolati“.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Inflazione, intesa, Istat, Prezzi, tariffe
