17 Maggio 2021

Inflazione, ad aprile più 1,1%. Su i prezzi dell’energia

Ad aprile l’inflazione segna più 1,1% su base annua (da più 0,8% di marzo). Mentre nel confronto mensile aumenta dello 0,4%. I dati definitivi dell’Istat sui prezzi al consumo di aprile evidenziano il peso dei rincari sull’energia nell’andamento dell’inflazione. Mentre il carrello della spesa scende.
L’inflazione ad aprile

Nel mese di aprile, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, registri infatti un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,1% su base annua, confermando la stima preliminare.

L’accelerazione tendenziale dell’inflazione, spiega l’Istat, si deve essenzialmente ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +0,4% di marzo a +9,8%. Questa dinamica è solo in parte attutita dall’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (che passano da +1,0% a -0,3%) e di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a -0,7%).

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona hanno una flessione più marcata e passano da -0,1% a -0,7%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano e passano da +0,7% a +1,0%.

«Ad aprile, è l’accelerazione dei prezzi dei Beni energetici a trainare l’ulteriore crescita dell’inflazione – spiega l’Istat –Questa accelerazione è dovuta, però, in buona misura, al confronto con aprile 2020, quando i prezzi di questa tipologia di prodotti, anche a causa dell’emergenza sanitaria, avevano subito una diminuzione marcata rispetto al mese precedente. L’inflazione al netto degli energetici scende quindi a +0,3%, valore prossimo a quello di settembre 2020 (+0,2%, ma con un’inflazione generale negativa e pari a -0,6%) e, nello stesso tempo, i prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” ampliano la loro flessione (-0,7%), portandosi a livelli che non si registravano da agosto 1997 (quando diminuirono su base annua dello 0,8%)».
Le reazioni dei Consumatori: stangata su carburanti e bollette

Le associazioni dei consumatori accolgono questi dati facendo riferimento soprattutto ai prezzi dell’energia, che vanno su, e alle spese fisse di casa, con le bollette di luce, energia e acqua.

Dice il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona: «Prosegue l’effetto beni energetici, con una stangata per benzina, gasolio, luce e gas. Non solo, infatti, salgono con rialzi record su base annua, +24,5% per l’energia elettrica del mercato tutelato, solo in parte giustificato dal fatto che nell’aprile 2020 si era in piena emergenza sanitaria, ma anche i rincari mensili sono intollerabili: luce mercato tutelato +3,6%, gas +3,5%, benzina +1,3%, gasolio per auto +0,9%, luce mercato libero +1%. Unica consolazione che scendono, anche se solo dello 0,7%, i prezzi del carrello della spesa, facendo risparmiare qualche centesimo alla casalinga di Voghera».

Secondo il Codacons, questa inflazione causa un aggravio di spesa sulla famiglia “tipo” di 338 euro su base annua, e un aumento di spese di 439 euro per una famiglia con due figli.

«A determinare la ripresa dei prezzi non è purtroppo l’aumento dei consumi delle famiglie, che al contrario rimangono ancora fermi, ma la forte corsa dei beni energetici, con i rincari delle bollette luce e gas scattati lo scorso 1 aprile e i sensibili rialzi di benzina e gasolio, con i carburanti che alla pompa costano il 16% in più rispetto allo scorso anno – dice il presidente Carlo Rienzi – Non a caso il comparto “Trasporti” segna una crescita tendenziale dei listini del +2,9%, che si traduce in una maggiore spesa solo per gli spostamenti che raggiunge +157 euro annui per una famiglia con due figli».
Alimentari in controtendenza

In controtendenza calano gli alimentari, evidenzia a sua volta Coldiretti.

«Nell’ambito dei prodotti alimentari – dice la Coldiretti – i prezzi della frutta fresca scendono dello 0,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno mentre i vegetali freschi calano dell’1,7% e i alimentari lavorati dello 0,8%. Su frutta e verdura pesa anche l’effetto del maltempo che ha già decimato i raccolti con la perdita di una ciliegia Made in Italy su quattro ed una produzione nazionale complessiva attorno agli 80 milioni di chili, il 25% in meno».

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