5 Febbraio 2020

Inflazione, a gennaio segnali di ripresa

 

ROMA Italiani sempre più ‘green’ e disposti a pagare pur di guadagnare in tempo. L’ attenzione alla bellezza cresce e non è più solo prerogativa delle donne. Lo stile predominante è quello metropolitano, mentre l’ invecchiamento della popolazione continua a farsi sentire. È questo il Paese racchiuso nel paniere dell’ Istat. Il cesto virtuale fatto da 1.681 voci di spesa preso a riferimento per calcolare l’ indice dei prezzi. Come ogni anno l’ Istat lo aggiorna certificando così il cambiamento di consumi e abitudini. Nel 2020 entrano le auto e i monopattini elettrici, la consegna dei pasti a domicilio effettuata dai rider, il sushi take away, il lava e stira camice, gli apparecchi per l’ udito, lo smalto semi-permanente per lei, l’ estetista e il ‘barber shop’ per lui. Intanto l’ Istituto di statistica segnala un risveglio dell’ inflazione, seppure timido. I prezzi a gennaio sono saliti dello 0,6%, un decimo di punto in più su dicembre che a sua volta aveva registra un aumento. I valori restano bassi ma è comunque un’ inversione di tendenza rispetto all’ ultimo periodo. Quel che più conta è che a riscaldarsi non sono solo i prezzi delle componenti più volatili: a salire la stessa inflazione di fondo, lo zoccolo duro dell’ indice. A trainare però sono soprattutto i carburati (la benzina rincara del 6,7%) e gli alimentari. Non stupisce quindi se il livello del ‘carrello della spesa’ resta più alto a paragone con il tasso generale (0,9% contro 0,6%). Ma corrono anche i prezzi dei biglietti aerei e dei treni. E se non ci fosse stato il taglio delle tariffe su luce e gas, per cui si osserva la riduzione più forte da dieci anni, l’ inflazione avrebbe anche potuto sfiorare il punto percentuale. Detto ciò il tasso, rimarca lo stesso Istat, «rimane al di sotto di quello della zona euro». Tanto che Confesercenti parla di dati in linea con un Paese in «stagnazione», mentre Federdistribuzione vede in quei numeri il riflettersi di «consumi fragili». Le associazioni dei consumatori alzano la guardia, stimando altre stangate, ma concordano con l’ inserimento dei nuovi prodotti nel paniere. Storcono tutte il naso davanti alla «struttura di ponderazione» per mega-capitoli di spesa. In cima ci sono gli alimentari, seguono i trasporti – il cui peso cresce – in terza posizione ristorazione e hotel distanziano sempre più l’ abitazione. È qui che si concentrano le critiche di Unc e Codacons. «Un crollo che non comprendiamo» quello per i consumi relativi all’ abitazione e alle utenze (come riscaldamento e rifiuti), dicono i primi. Una flessione «assolutamente incomprensibile» per i secondi. Completamente in linea con le nuove tendenze degli italiani la contemplazione del food delivery ai fini dell’ inflazione: per Coldiretti ormai uno su tre ordina dal telefono o dal personal computer pizza, piatti etnici o veri e propri cibi gourmet. Da notare invece che diversamente dalle precedenti edizioni il paniere dell’ Istat non perde pezzi. Segno che nel 2019 nessun prodotto è caduto così in disuso da essere depennato. Per una volta il nuovo non rimpiazza il vecchio.

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