Inflazione +2,4% a febbraio ai massimo dal 2008
ROMA L’ inflazione torna ai livelli di fine 2008, spinta dai prezzi dei carburanti, riscaldati dalle tensioni in Nordafrica e Medioriente. L’ Istat conferma per febbraio +2,4% su base annua, rispetto al +2,1 di gennaio. A rincarare di più, i prodotti della spesa quotidiana: oltre al pieno, infatti, aumentano anche gli alimentari. L’ effetto Libia non ha tardato a riflettersi sui carburanti, con aumenti annui a doppia cifra per benzina, +11,9%; gasolo, +18,1, gpl +25,1 e gasolio da riscaldamento, +17,2. Il caro carburanti si è riversato sui trasporti che segnano +5,3% tendenziale. Aumentano i biglietti per traghetti e treni. La crescita dell’ inflazione non è passata inosservato anche nei supermercati, con i prezzi degli alimentari, dopo un periodo di stallo, in crescita netta. Il gruppo di prodotti acquistati con maggiore frequenza, dai carburanti al cibo, il cosiddetto carrello della spesa, segna +3,1, ai massimi da novembre 2008. Il balzo dell’ inflazione interessa tutta Europa. Eurostat registra un +2,4% nella zona euro e +2,8 per l’ Ue a 27. Quanto all’ Italia, l’ Ufficio europeo di statistica calcola un valore più basso rispetto all’ Istat, certificando un +2,1%. La differenza non stupisce, visto che Eurostat fa riferimento all’ Ipca, indice prezzi armonizzato per i Paese Ue, che tiene conto di riduzioni di prezzo come i saldi, iniziati a gennaio e proseguiti a febbraio. Guardando ai prossimi mesi, l’ Italia si ritrova con un tasso d’ inflazione acquisito per il 2011 all’ 1,5%. Intanto, il petrolio ha visto risalire le quotazioni sia in Europa sia negli Usa, spinto dall’ escalation di violenza in Bahrein. I consumatori esprimono preoccupazione. Il Casper prevede per il 2011 una stangata di 1.250 euro a famiglia, mentre la Cgia di Mestre parla di «salasso» di oltre 850. Timori anche dai sindacati: la Cgil avverte sul «rischio stagflazione», la Uil parla di «pessima notizia» e l’ Ugl chiede una «sterilizzazione delle accise». In allarme le associazioni di agricoltori, che registrano cali dei consumi alimentari, conseguenti ai rincari.
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