Inflazione (0,4%) ancora giù ma Parma è più cara: 0,7%
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fonte:
- Gazzetta di Parma
II L’ inflazione in Italia frena ancora, fermandosi a marzo allo 0,4%, ai minimi da quasi quattro anni e mezzo, o meglio dall’ ottobre del 2009. In soli 5 mesi, passando dall’ autunno alla primavera, la crescita dei prezzi si è dimezzata e ora sono appena quattro decimi di punto a distanziare il tasso dalla soglia «zero», oltre la quale si cade in deflazione. Parma In città, però, il dato resta sensibilmente più alto rispetto al dato nazionale: +0,7% tendenziale (in confronto con marzo 2013) e +0,1% il tasso congiunturale (rispetto a febbraio 2014), in linea con la media nazionale. A Parma – secondo le rilevazioni del Comune valide solo per la città e non per tutta la provincia – si nota un calo della categoria alcolici e tabacchi come a livello (-0,3% su base mensile, +0,3% annuo). E spicca il calo dell’ 8,1% su base annua del settore comunicazioni. Abbigliamento e calzature: +1,4% annuo e – 0,1% mensile. Quanto al dato nazionale, molto dipende – spiega l’ Istat – dalle quotazioni energetiche e dai listini alimentari, soprattutto per i prodotti freschi come la verdura. Ma l’ Istat, dando conto delle prime stime, spiega come «l’ ulteriore attenuazione delle dinamiche inflazionistiche» sia stata rilevata «per quasi tutte» le voci. E anche in città nel mese di marzo su subase mensile l’ aumento è molto debole (+0,1%). Segno che dietro, sottolineano le associazioni dei commercianti e dei consumatori, c’ è lo zampino della crisi. Basti pensare che neppureil rialzo delle accise sui carburanti, scattato il primo marzo, ha avuto effetti. La benzina è scesa del 4,6% su base annua, perdendo più di quanto aveva fatto a febbraio. Sul diesel non si leggono che segni meno e così per il Gpl. Arretra perfino il capitolo dei tabacchi, da sempre uno stimolo per l’ inflazione. Tanto che l’ Istat sottolinea come per la prima volta dopo dodici anni si rilevi un calo per i prezzi delle sigarette (-0,5% sia su febbraio che nel confronto annuo). tutti i giorni si mantiene più alta del tasso generale, rincarando dello 0,7%, ma la spinta si è affievolita rispetto a febbraio (quando era al +1,0%). Infatti non si registrava un valore così basso da novembre del 2010. E il raffronto mensile segna perfino una diminuzione (-0,3%). Ormai i prezzi battono in ritirata su tutti i fronti: dove un tempo i listini erano particolarmente caldi tutto si sfiamma, è il caso dei trasporti; mentre nei settori già raffreddati, le quotazioni precipitano, come nelle comunicazioni. Per la telefonia mobile, ad esempio, la convenienza è ormai a doppia cifra (-18,5%). L’ Europa D’ altra parte è un periodo di bassa inflazione anche a livello europeo, nell’ area della moneta unica la crescita è scesa allo 0,5% dallo 0,7%. Anche in questo caso si tratta della crescita più bassa dall’ ottobre del 2009. E il dato italiano che vale per il confronto europeo è ancora inferiore (0,3%). Ma c’ è chi sta peggio, visto che alla fine della scorsa settimana in Spagna è stata certificata la deflazione. Uno spettro che invece potrebbe allontanarsi dai confini tedeschi, almeno stando ai buoni dati sulle vendite al dettaglio, +2%. Le polemiche Tornando all’ Italia, i timori si rifanno avanti: per Confcommercio il rischio di piombare in «deflazione» diventa «ogni mesesempremenoimprobabile».Un pericolo avvertito anche da Federdistribuzione. E pure per Nomisma il dato dell’ Istat «mal si concilia con una ripresa». Le associazioni degli agricoltori, come Cia e Coldiretti, segnalano i ribassi per frutta (-3,9%) e verdura fresche (-6,5%), rimasti però senza riscontro sul fronte acquisti. Il Codacons fa notare come la crisi abbia cambiato le abitudini degli italiani: «la mancanza di soldi fa smettere di fumare». Federconsumatori e Adusbefintanto calcolano che, nonostante il rallentamento, l’ inflazione continua a «costare» in media, 248 euro annui a famiglia.
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