Infermiera con la Tbc, nuove accuse “Il marito malato lavorava in corsia”
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fonte:
- la Repubblica
Tre domande che si portano appresso altri nuovi interrogativi, aprono scenari inediti e complicano, anziché chiarire, il caso dell´infermiera del Gemelli malata di Tbc. Mentre i neonati positivi ai test salgono a 57 (solo ieri altri 5, uno di questi nato a febbraio, particolare che richiederà con tutta probabilità un allargamento dei controlli anche per i nati a gennaio) il Codacons, che da due giorni ha intrapreso un´aspra battaglia sulla vicenda, dopo aver raccontato che il marito dell´infermiera era stato a sua volta malato di Tbc nel 2004, svela un altro retroscena, proseguendo nella sua personale strategia di centellinare le informazioni. Lo fa attraverso una domanda posta alla presidente della Regione Lazio Renata Polverini: «Dove lavorava come infermiere il marito dell´infermiera del Gemelli?». I due, insomma, farebbero lo stesso mestiere. Seppure, da una prima sommaria ricerca, risulta che l´uomo non avrebbe lavorato al Gemelli né in strutture assistenziali che afferiscono al policlinico. I consumatori, poi, di domande ne pongono due altre: «L´infermiere lavorava già nel 2004 quando aveva la pleurite tubercolare? L´illustre commissione incaricata dalla Polverini deve accertare anche questo o no?». Il marito della donna avrebbe quindi contratto non una tubercolosi polmonare (la malattia per la quale l´infermiera è ricoverata da un mese allo Spallanzani) bensì una pleurite tubercolare, una forma non contagiosa ma derivante dallo stesso ceppo della tubercolosi polmonare. Si va avanti con i condizionali visto che né il Codacons fornisce ulteriori spiegazioni né gli altri soggetti interessati smentiscono o confermano alcunché. Due giorni fa, il Gemelli si era difeso spiegando che al policlinico «non è mai giunta né da parte della dipendente cui è stata diagnosticata la tbc né da parte delle autorità competenti segnalazione di patologia tubercolotica di cui sarebbe stato affetto un familiare dell´infermiera». Ieri né il Gemelli né la Regione hanno replicato in alcun modo ai consumatori che hanno posto le domande via telegramma. Spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «Abbiamo chiesto alla Polverini un incontro urgente finalizzato non solo a dare totale trasparenza in informazioni ai cittadini romani, ma anche a stabilire i risarcimenti automatici a favore delle famiglie coinvolte in questo assurdo scandalo. Se la Regione rifiuterà sarà sommersa da cause milionarie per danni e dovrà rispondere alla Corte dei Conti». E intanto, mentre va avanti la battaglia a colpi di rivelazioni, esposti, silenzi e muri di gomma, proseguono anche i controlli sui bambini. Tra i 5 positivi di ieri ci sono 4 femmine e un maschio, 2 nati a giugno, uno a luglio, uno ad aprile e uno a febbraio. Il totale arriva così a 57 (più una bimba malata e ricoverata al Bambin Gesù) su 829 test di cui si hanno i risultati. La media scende al 6,9%. Finora sono stati controllati 1.058 bambini e domani ne verranno visitati altri 136. In totale ne mancano 285. Questo sempre che la Regione non decida di estendere i test anche per i nati a gennaio. A quel punto il numero crescerebbe di altri duecento bambini.
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