Infermiera con la Tbc già positiva al test nel 2004
Il virus più contagioso al policlinico Gemelli ora è la paura. L’infermiera del reparto di Neonatologia che il 28 luglio scorso ha scoperto di essere affetta da tubercolosi polmonare ha rivelato ai magistrati un’altra verità che sta scatenando il panico tra le famiglie: già tra il 2004 e il 2005 era risultata positiva al test sulla Tbc. La donna ricoverata all’ospedale Spallanzani, specializzato in malattie infettive, è stata ascoltata dai pm di Roma Leonardo Frisani e Alberto Proietti titolari dell’inchiesta sulla diffusione del virus tra i neonati. Durante l’audizione l’infermiera trentottenne ha ricostruito l’iter della sua malattia da quando nel 2004 il marito era stato contagiato dalla turbercolosi polmonare. «Sono disperata» ha detto la donna, ma si cerca di capire come sia potuto accadere che, nonostante il Gemelli fosse stato informato sulla sua situazione di salute, l’infermiera abbia continuato a lavorare in reparto a stretto contatto con i neonati. Così, mentre i genitori angosciati continuano ad arrivare al Policlinico, dove è stato messo a disposizione un ambulatorio per sottoporre a test quasi duemila bambini nati da gennaio fino a luglio, la procura in base ai nuovi elementi ha delegato ai carabinieri del Nas di effettuare ulteriori controlli nella struttura ospedaliera. La procura ha tutta l’intenzione di chiarire in fretta le responsabilità di quella che molti temono possa rivelarsi una vera e propria epidemia visto che su mille bambini controllati 96 sono risultati positivi al test. Una sola è malata: Serena di appena sei mesi. I Nas dovranno stabilire perché l’ospedale non abbia preso le misure necessarie per garantire l’incolumità dei pazienti, ad esempio sottoponendo l’infermiera a screening periodici. In ogni caso, che le procedure messe in atto dal Gemelli siano risultate inefficaci lo dimostrano i 79 bambini contagiati. Il Governatore del Lazio, Renata Polverini, che ha istituito la commissione per gestire l’attività di controllo sui nati al Gemelli, ha risposto solo con un «no comment» alle rivelazioni dell’infermiera. E a chi le ha chiesto se si può escludere l’epidemia, la Polverini ha ribadito che «su questo si esprimeranno gli esperti della commissione visto che non esiste un protocollo, ma solo linee guida che parlano di un tempo dal primo sintomo del paziente, a ritroso, che va dalle 8 alle 12 settimane. Ed è quello che stiamo facendo». Intanto i vertici del Codacons e della Regione Lazio sono stati convocati questa mattina dal Tar del Lazio che ha accolto il ricorso presentato d’urgenza dall’associazione. L’ente dovrà chiarire alcuni aspetti e rispondere alle contestazioni mosse dal Codacons circa la composizione della commissione specialie nominata dalla Polverini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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