11 Novembre 2021

Industria: produzione a settembre solo +0,1%, brusca frenata in vista

L’industria italiana potrebbe subire una frenata improvvisa. Stando agli ultimi dati Istat, a settembre l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,1% rispetto ad agosto, inferiore rispetto al dato di consenso dello 0,3%. Su base mensile si è registrato per i beni di consumo (+3,3%) e una crescita più contenuta per l’energia (+1,3%) e i beni intermedi (+0,9%), mentre è in flessione la produzione i beni strumentali (-1%). Nel complesso, l’indice di produzione industriale ha superato dell’1,5% il valore di febbraio 2020, mese antecedente l’inizio dell’emergenza sanitaria. Al netto degli effetti di calendario, inoltre, la produzione è aumentata del 4,4% su base annua e del 14,6% a nove mesi.

Le attività economiche cresciute maggiormente su base annua sono la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+13,3%), la fabbricazione di macchinari (+11,4%), la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (+9,6%). Bene anche i dati sulla produzione di beni intermedi (+7,1%), beni strumentali (+4,9%) e beni di consumo (+4,5%). Tra le attività in calo sono emerse, invece, la fabbricazione di mezzi di trasporto (-11,7%), le attività estrattive (-6,3%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e acqua (-5%) e la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (-0,3%). Negativo anche il dato sul comparto dell’energia (-4,2%).

“A settembre la produzione industriale – ha spiegato l’Istat – cresce marginalmente su base mensile. Nel complesso del terzo trimestre, la dinamica congiunturale resta positiva, seppure in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti. Il livello destagionalizzato dell’indice di settembre supera dell’1,5% il valore di febbraio 2020, mese antecedente l’inizio dell’emergenza sanitaria. In termini tendenziali, l’indice corretto per gli effetti di calendario è in aumento. Tra i principali raggruppamenti di industria, l’energia è l’unica a flettere su base annua, a fronte di incrementi rilevanti negli altri settori”.

Secondo il Codacons, gli ultimi dati Istat sulla produzione industriale di settembre segnino un rallentamento della crescita del comparto, confermato dall’andamento trimestrale che, secondo l’istituto di statistica, ha registrato una crescita inferiore rispetto ai trimestri precedenti. “L’industria italiana dovrà fare i conti con l’allarme bollette scattato a ottobre, e con la crisi delle materie prime e dei carburanti che sta portando ad incrementi dei listini in tutti i settori”, ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi. “Il nostro timore è che nei prossimi mesi il comparto industriale possa andare incontro a una brusca frenata, anche per effetto dei minori consumi da parte delle famiglie che, a fronte della sostenuta crescita dei prezzi al dettaglio, taglieranno la spesa”.

Più positivo il giudizio del Centro studi di Confindustria (CsC), stimando che la produzione industriale italiana abbia archiviato il terzo trimestre con una crescita su mese dell’1%. Un dato ancora solido, ma contenuto rispetto a quanto osservato nei primi due (rispettivamente +1,5% e +1,2%). Gli economisti, inoltre, ritengono che la produzione abbia segnato una marginale debolezza in settembre (-0,1% su mese dopo il -0,2% di agosto), per poi ripartire con un +0,2% a ottobre. “Le ragioni del rallentamento tra luglio e settembre – hanno spiegato – sono riconducibili a fattori limitativi della produzione, quali la scarsità di alcune componenti e materie prime, al maggior ricorso alle scorte di magazzino, al rallentamento produttivo dei principali partner commerciali e al maggior grado di incertezza”.

Gli esperti del CsC hanno altresì ricordato che la produzione tedesca nel terzo trimestre è scesa del 2,8%, mentre quella francese è salita dello 0,9%. Le stime di Confindustria per un’attività industriale in tenuta nel terzo trimestre sono sostanzialmente in linea con quelle di altri previsori. Come Bankitalia, che per i tre mesi chiusi a settembre ha stimato un progresso della produzione pari all’1%, mentre Prometeia ha registrato un trimestre in crescita con un rallentamento lievissimo rispetto al precedente. (riproduzione riservata)

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