INDUSTRIA: ISTAT, GIU’ ORDINI E FATTURATO LUGLIO
IMPRESE SALVATE DALLA DOMANDA ESTERA
GOVERNO SPOSTI TASSE DAI CONSUMI AL PATRIMONIO, DALL’IVA ALL’IRPEF, DAL LAVORO ALLE RENDITE FINANZIARIE
Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, gli ordini ed il fatturato dell’industria a luglio sono in calo, rispettivamente, su base congiunturale, dello 0,7 e dello 0,8%. Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 3,6%, con un calo del 5% sul mercato interno e dello 0,8% su quello estero. L’indice grezzo degli ordinativi, rispetto a luglio 2012, segna una variazione negativa del 2,2%. Per quel che riguarda gli ordinativi totali, la flessione congiunturale dello 0,7% è la sintesi di un calo del 2,6% degli ordinativi interni e un incremento dell’1,8% di quelli esteri. Per il Codacons questi dati dimostrano che solo il mercato estero sorregge ancora le nostre industrie. Le imprese che non sono ancora fallite, riescono a resistere solo grazie alle esportazioni.
La domanda interna continua a precipitare, dato che il ceto medio e quello medio basso sono stati tartassati molto più dei ricchi, delle banche, degli speculatori e degli evasori.
In questo senso, l’aumento dell’Iva, oltre ad essere la rovina definitiva delle famiglie già in difficoltà, sarebbe anche la disfatta delle industrie, dato che fino a quando le famiglie non comperano, le imprese non vendono.
Ecco perché, a differenza di quanto sostiene l’Europa ed i vari organismi internazionali, che sostengono per tutti sempre le stesse cose, indipendentemente dalle specificità e dalla realtà di quel Paese, in Italia non si deve spostare la tassazione dal reddito al consumo, dato che così facendo si ridurrebbe ulteriormente la progressività già bassa del nostro sistema tributario, più bassa, lo ricordiamo, non solo di Svezia e Finlandia, ma addirittura di Stati Uniti e Svizzera.
Semmai va spostata la tassazione dai consumi ai patrimoni, dall’Iva all’Irpef, dal lavoro alle rendite finanziarie, dai lavoratori dipendenti agli speculatori finanziari.
Il Codacons, in tal senso, per non aumentare l’Iva, propone 3 valide alternative: Imu maggiore per chi ha più di 3 case, contributo di solidarietà per chi guadagna più di 90.000 euro e innalzamento dal 20 al 27% dell’aliquota sulle rendite finanziarie.
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