Industria, giù ordini e fatturati
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
i dati istat evidenziano segnali di debolezza dell’ economia, spiragli dal commercio estero di giugno
di Andrea Di Stefano wROMA Frenata dell’ economia italiana tamponata dai consumi interni. Secondo l’ Istat a maggio, prima ancora che si materializzasse la vittoria degli euroscettici britannici, l’ industria italiana ha registrato un calo rispetto ad aprile sia del fatturato, che segna un -1,1%, sia degli ordini, che perdono il 2,8%. I ricavi delle imprese italiane calano sia sul mercato interno sia su quello estero, rispettivamente -1,1% e -1,2%, con una preoccupante contrazione degli ordini soprattutto dall’ estero (-5,7%), mentre tengono nei confini nazionali (-0,6%). Non va meglio su base annua. Sempre a maggio, il fatturato totale registra un calo del 2,7%, con una riduzione del 2,5% sul mercato interno e del 3,0% su quello estero. Per il momento il commercio estero, almeno fuori dall’ Europa, sembra rallentare in modo più contenuto. A giugno le esportazioni extra-Ue presentano un lieve incremento (+0,3%) mentre le importazioni risultano in diminuzione (-0,5%), con un surplus commerciale di quasi 3,5 miliardi di euro, in netto aumento rispetto allo stesso mese del 2015, quando si era fermato poco sopra quota 2 miliardi. L’ Istat ha rilasciato ieri anche il dato sul commercio al dettaglio a maggio, che manda segnali contrastanti. Su base mensile le vendite si rianimano leggermente, con un +0,3%, ma nel confronto con maggio del 2015 il calo è dell’ 1,3% e vede in contrazione tutte le tipologie di acquisti con le sole eccezioni degli articoli farmaceutici, una spesa a cui difficilmente le famiglie possono rinunciare, e degli altri prodotti di gioiellerie e orologerie, articoli spesso di lusso, acquistati soprattutto dalle persone più benestanti. La flessione è particolarmente marcata per i beni alimentari ed è estesa a tutte le tipologie di negozi, grandi e piccoli, compresi gli hard discount, che avevano resistito anche negli anni della crisi: «Le vendite di alimentari – sottolinea la Coldiretti – si riducono in tutte le tipologie distributive dai discount (-0,2% per la prima volta) agli ipermercati (-2,5%) dai supermercati (1,4%) alle piccole botteghe alimentari (-3,2%)». La preoccupazione davanti a questi dati unisce associazioni di consumatori e di negozi grandi e piccoli. Confesercenti parla di “rallentamento” della ripresa dei consumi mentre Federdistribuzione prevede una “crescita zero” per il commercio nel 2016. «Il dato Istat segnala, per il secondo mese consecutivo, un miglioramento congiunturale della domanda di beni da parte delle famiglie sia in valore sia in volume», spiega invece Confcommercio, che evidenzia che «resta aperta la questione di una ripresa statistica che non si traduce in crescita diffusa e robusta». Molto più fosca l’ analisi del Codacons: «Gli italiani riducono i consumi anche sul cibo, circostanza grave e preoccupante. Il governo non può rimanere con le mani in mano e deve intervenire liberalizzando il commercio». Tornando all’ industria, gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi mensili a maggio per l’ energia (+0,4%) e per i beni di consumo (+0,1%), mentre registrano una flessione i beni intermedi (-2,7%) e i beni strumentali (-0,9%). ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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