21 Luglio 2011

Industria, bene gli ordinativi ma solo all’estero

ROMA – Meno male che all’ estero i nostri prodotti vanno forti. Perché se non fosse per l’ export gli industriali italiani avrebbero dovuto archiviare il mese di maggio tra quelli da dimenticare. Sul mercato interno, infatti, gli ordini hanno fatto registrare un segno meno (-0,8%). Ha retto – e bene (+12,2%) – l’ estero e così alla fine il totale degli ordinativi a maggio è stato decisamente buono: +4,1% (dato destagionalizzato) rispetto ad aprile. Su base annua – fa sapere l’ Istat – l’ incremento diventa ancora più consistente: +13,6%. Se gli ordinativi, e quindi i guadagni futuri, crescono e fanno ben sperare, il presente però è ancora pieno di problemi. Il fatturato dell’ industria a maggio, rispetto ad aprile, ha infatti segnato un calo dell’ 1,7% (dato destagionalizzato) con una caduta del 2,9% sul mercato nazionale. C’ è stato un brusco calo dell’ energia (-8,8%), seguita dai beni strumentali (-2,3%) e di consumo (-1,3%). Per quanto riguarda i beni intermedi, si è verificato un calo di quelli non durevoli (-1,7%) e un aumento di quelli durevoli (+1,7%). In ogni caso il segno meno di maggio lascia comunque ancora una crescita a due cifre per il tendenziale (su base annua): +10,8%. Anche in questo caso a sostenere l’ aumento del fatturato è il mercato estero (+15,4%), così come avviene per le commesse. Restano in ancora positivi i dati trimestrali (marzo-maggio): +6,1% per gli ordini; 3,8% per il giro d’ affari. Insomma, l’ industria italiana è ancora altalenante. Sono soprattutto le difficoltà del mercato interno a preoccupare gli imprenditori, tant’ è che la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, anche in base a queste ultime rilevazioni Istat, lancia «l’ allarme bassa crescita». Il dato sugli ordinativi è «abbastanza positivo», dice la Marcegaglia, che però avverte: «c’ è ancora un gap da colmare, siamo lontani dai livelli pre-crisi». Per la leader degli industriali sono «meno positivi i dati su fatturato e produzione, che testimoniano la scarsa crescita. Tutti convengono che il Pil non andrà oltre l’ 1%. Questo resta il problema vero su cui lavorare». Preoccupata anche la Cgil, che sottolinea la mancanza di «segnali reali di ripresa». I dati «dimostrano la fatica delle imprese nel fronteggiare una crisi in assenza di politiche di sostegno e di politiche industriali». In questa situazione, secondo il sindacato di corso d’ Italia, «il pericolo dell’ aumento della disoccupazione è sempre più imminente». L’ Ugl osserva che «non può esserci una vera ripresa se il mercato interno è ancora in sofferenza». La debolezza del mercato interno è sottolineata anche dalle associazioni dei consumatori. Osserva il Codacons: «Mentre la domanda a livello mondiale sta ricominciando finalmente a crescere, in Italia i consumi interni sono ancora al palo».
 

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